
Al via del Lombardia da Bergamo, dopo che il sindaco ha sventolato la bandierina, nessuno dei corridori ha attaccato la scarpetta al pedale. Nemmeno uno di loro si è mosso. Ma come hanno fatto tutti i 174 corridori ad essere a conoscenza della protesta?
Stando a quanto rivelato da Daniel Benson, il promotore è stato Ben Healy della EF Education-EasyPost. I corridori vengono da un periodo molto complicato per quanto riguarda la loro sicurezza, perché purtroppo la tragica scomparsa di Finlay Tarling al Giro di Portogallo a causa di un mezzo contromano nel percorso non è stato l’ultimo episodio. Alla Tre Valli Varesine una moto della Polizia, sempre contromano, ha urtato e fatto cadere Camprubi e Gloag della Pinarello Q36.5.
Healy ha allora pensato che l’ultima Classica Monumento potesse essere il palcoscenico perfetto per mandare un messaggio alle organizzazioni delle corse. L’irlandese ha allora contattato Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) e l’agente e Andrew McQuaid.
Insieme hanno deciso di fare un gruppo su WhatsApp in cui è stato inserito almeno un corridore per ognuna delle squadre partecipanti, così che a loro volta avrebbero informato i compagni al via del Lombardia di quello che avrebbero dovuto fare.
«Non volevamo interrompere la corsa o irritare gli organizzatori, ma volevamo far sentire la nostra forza come corridori e le nostre voci – ha spiegato Pidcock a Benson – Tutte le squadre hanno aderito a questa iniziativa fin da subito. Il senso di solidarietà è particolarmente forte. Spero che il nostro messaggio sia stato recepito».
Pidcock ha concluso: «Se ciò significasse perdere alcune gare, ad esempio a causa dell’aumento dei costi per il dispiegamento delle forze dell’ordine, allora si tratterebbe di un cambiamento necessario. Non possiamo gareggiare in luoghi non sicuri».














