Dopo il mondiale di Montreal, la UAE Team Emirates-XRG si è ritrovata involontariamente al centro dell’attenzione a causa delle prestazioni dei suoi corridori. Da una parte Brandon McNulty, “colpevole” (in quanto corridore di secondo piano) di aver vinto la maglia iridata, dall’altra Isaac del Toro che è stato accusato di non aver tirato per provare a rientrare sul compagno di club. Nel mezzo, ovviamente, Tadej Pogacar che procede nel suo percorso di recupero dopo la terribile caduta alla Vuelta di Spagna. Per avere le idee più chiare abbiamo lasciato il microfono a uno che della attuale UAE ha praticamente messo le radici, ovvero Joxean Matxin, direttore sportivo della formazione emiratina.
Parlano tutti della vittoria di Mcnulty… per caso nelle settimane precedenti vi era capitato di vedere o di capire dai numeri che avrebbe potuto fare una prestazione del genere?
«Se vedi le dichiarazioni che ho sempre fatto su di lui, io ho sempre detto che magari non ha il killer instinct che ha Pogacar, non è così vincente come del Toro, ma a livello di numeri è un corridore di alto livello. Ha sempre dimostrato la qualità che ha. Purtroppo quest’anno ha avuto un virus ed è stato fermo parecchio e casualmente l’unica corsa che ha vinto è stata il mondiale. Se però analizzi quello che ha sempre fatto vedi che è capace di vincere alla Vuelta a crono, di essere campione del mondo juniores sempre contro il tempo… poi ha sfiorato la Parigi Nizza, ha vinto in Croazia, in Lussemburgo… insomma, il suo valore è alto».
Ci avevi parlato prima della corsa?
«Noi siamo soliti parlarci spesso. Il giorno prima mi è partita una chiamata per sbaglio ed è stata l’occasione per scherzare e fare una chiacchierata. Mi aveva detto che la condizione era ottima e che finalmente stava bene».
Lo avete ingaggiato nel 2020, ma lo conosci da tanto tempo, non è vero?
«Io avevo parlato con lui già a Richmond (mondiale 2015, ndr) quando era juniores e abbiamo mantenuti i rapporti anche con il manager della sua squadra, la Rally Cycling. Prima che vincesse il Giro di Sicilia ci eravamo già accordati con la squadra, quindi sì ci conosciamo da tanto».
Lo hai scoperto tu?
«No, non è corretto dire che l’ho scoperto io. Non voglio prendermi i meriti, prima di tutto perché i corridori si scoprono da soli. I suoi valori erano evidenti già da giovane dopo le prestazioni che aveva fatto. Ha vinto il mondiale da juniores… c’era poco da scoprire. Sarei arrogante se dicessi che sono stato io a scoprirlo».
Passiamo a del Toro, come giudichi il suo mondiale?
«Secondo me, anche se ha vinto Brandon, del Toro è stato il più forte. Lo si vede da come lo hanno controllato gli altri corridori. Il percorso magari non era il più idoneo per lui, ma a livello di condizione era superiore a tutti».
Hai avuto modo di parlarci a fine gara?
«Voleva vincere il mondiale, difende i colori del Messico perché è uno orgoglioso di essere messicano e vuole fare la storia della sua nazione».
Dicono che non abbia tirato perché non voleva chiudere su McNulty… che ne pensi?
«A tutti coloro che insinuano questo, io li invito a parlare con i dati e non con le opinioni. Quanto tempo è stato davanti del Toro? E gli altri che parlano, quanto sono stati davanti a tirare per chiudere? Se mi porti delle evidenze con dei numeri in cui si vede che lui abbia tirato meno rispetto agli altri, allora posso darti ragione, ma se sono solo parole… con tutto il rispetto, rimane un’opinione che tutti possiamo farci».
E Tadej invece come sta?
«Sta meglio, va in bici ed ha buone sensazioni ma il tutto senza fare lavori o carichi».
Ha già la testa al prossimo anno?
«Sì a questo punto sì».
C’è qualche “pallino” che lui ha e a cui tiene particolarmente?
«Ce ne sono tanti. Corse che non ha vinto, corse che ha vinto ma in cui vuole ripetersi. Gli mancano ancora tante gare che ci danno lo stimolo e la motivazione di correrle».
Avete già parlato di qualche appuntamento in particolare per il 2027?
«Sì di qualcosa abbiamo parlato, ma ne parleremo meglio al primo ritiro di ottobre. Martedì è uscito il calendario del prossimo anno e quindi solo da adesso abbiamo le idee più chiare».
















