
«È incredibile. Non me l’aspettavo proprio oggi», ha detto il vincitore della 19ª tappa della Vuelta Eddie Dunbar che durante la corsa non si sentiva al massimo della condizione.
«L’ho persino detto via radio alla squadra dopo 50 o 60 chilometri che oggi non era la mia giornata. Non mi sentivo bene. Poi sono finito in fuga e le mie gambe hanno iniziato a riprendersi. Avevo anche due compagni di squadra tra i battistrada, il che aiuta sempre. Questo mi ha fatto sentire molto più a mio agio nella fuga e mi ha dato un po’ di tempo per rilassarmi nel caso in cui fosse successo qualcosa in pianura o in discesa. Hanno fatto un lavoro fantastico e avere Tom (Thomas Gloag, ndr) lì nel finale ha fatto una grande differenza».
L’irlandese classe ’96, che raggiunge così quota sei vittorie da professionista di cui tre alla Vuelta, non ha avuto finora una stagione fortunatissima. «Quest’anno sono stato fermo per tre mesi senza andare in bici dopo un incidente – ha spiegato – Non pensavo davvero di poter essere qui, e nemmeno di poter competere per le tappe. Non ci posso credere».
Sul successo in cima a Peñas Blancas Dunbar ha detto: «Vorrei avere le stesse gambe di Buitrago, perché gli attacchi che sferra sono incredibilmente potenti. Devo stare un po’ più attento a quando uso le mie energie. Sapevo di avere ancora un’ultima spinta e volevo usarla per vincere la tappa. Quando è arrivata la salita ripida a circa 12 chilometri dal traguardo, ho dosato le energie con molta attenzione, per non andare in rosso. Sono rientrato e, ancora una volta, avere Tom lì ci ha dato un’ulteriore sicurezza. In realtà avevo detto a Tom che avrebbe vinto lui oggi. Sembrava fortissimo. Ma alla fine, i numeri hanno giocato a mio favore. L’ultimo chilometro è volato via così in fretta che non ricordo bene cosa sia successo».













