Una nuova puntata del nostro podcast “Una voce in fuga” non poteva che aprirsi con la notizia più scottante del momento, ovvero l’ufficialità della presenza di Tadej Pogacar alla Vuelta di Spagna. Il campione del mondo sarà ai nastri di partenza del prologo che partirà da Monaco sabato 22 agosto. Davanti a lui ci saranno tre settimane di salite, dopodiché sarà il turno del mondiale in Canada e, forse, del Lombardia. Un finale di stagione bello denso, che ci ha fatto sorgere un po’ di domande. Le risponde le abbiamo cercate nelle parole di Maurizio Fondriest, ospite di questa puntata. L’ex campione del mondo ha preso parte a due Vuelta di Spagna (1997-1998), dove ha anche sfiorato il successo di tappa.
Andiamo subito al sodo, parliamo della notizia del giorno: l’ufficialità di Pogacar alla Vuelta. Chiappucci nella scorsa puntata ci aveva predetto questa scelta, dicendo che anche se Tadej nega, è assetato di record. Anche tu ti aspettavi la sua partecipazione?
«Ma sì, quando uno va cosi forte, fare la programmazione è ancora più facile. Ha fatto le classiche, poi il Tour de France. È stato gestito molto bene. Anche quando era giovane è stato gestito molto bene. Non ha mai fatto due grandi gare a tappe di fila a parte l’anno del Giro d’Italia. E penso che potrà puntare di nuovo anche al mondiale. Un conto è una corsa di 250 chilometri, ma quando si inizia a salire così tanto…non so se Evenepoel riuscirà a stargli dietro».
Noi volevamo chiederti proprio come sarebbe cambiato l’avvicinamento al mondiale e il rispettivo finale di stagione, vista la presenza alla Vuelta. Quanto può cambiare il programma? Riuscirà ad essere competitivo fino al Lombardia?
«Sì, potrebbe essere competitivo fino a lì, ma bisognerà vedere se la squadra deciderà di portarlo. Uno come lui non ha problemi ad arrivarci. Ha un motore superiore agli altri. Ci si avvicinano un po’ Evenepoel e van der Poel, ma lui è ancor al di sopra. Vai a vedere la VO2 Max e vedi dei valori assurdi».
L’ultimo a riuscire in Tour e Vuelta è stato Froome nel 2017. Quanto è cambiato il ciclismo da quegli anni in termini di prestazioni e tecnologie? Il britannico ha detto che oggi sarebbe arrivato esimo, poi hanno fatto la proporzione discorso della salita all’Alpe d’Huez con la proporzione della bici di Pantanti e quella di Pogacar… insomma è veramente così secondo te?
«Froome ha detto un po’ una cavolata, ci sono epoche in cui uno è più fortunato perché non ci sono avversari forti, basta vedere Gimondi che ha trovato Merckx, ma insomma, il corridore forte di un tempo lo sarebbe anche adesso. Se guardiamo ai percorsi, io ho fatto un 7 al Tour, oggi non lo farei mai. Tutti i percorsi sono molto più da scalatori. Nelle mie tappe sarei andato forte anche adesso. Certo è che una superiorità così non si era mai vista».
Si parla già di una tripletta per il prossimo anno: Giro, Tour e Vuelta. È veramente fattibile?
«Può farlo, ma non lo farei. Ha ancora degli anni dove può provare a vincere tipo il sesto Tour, e sarebbe il primo a riuscirci… poi un altro mondiale. Non andrei a rischiare una stagione così intensa».
Tu hai corso per due volte la Vuelta, è cambiata molto da allora?
«Si molto, hanno inserito tanti arrivi in salita molto difficili e con pendenze elevate. Non mi piace molto sinceramente, perché l’hanno esasperata rispetto a un tempo. Ci vogliono sempre un po’ di tappe per velocisti e così via, altrimenti vedi gli stessi corridori.
Quella di quest’anno è una Vuelta che inizia subito con una crono e poi tappe subito difficili. Pogacar potrebbe chiuderla subito?
«Sì ma certo. Poi bisogna capire chi saranno gli avversari, ma insomma… Vingegaard poteva essere l’unico ma è caduto e comunque anche al Tour era un po’ inferiore. La conclusione è che secondo me di avversari non ne avrà».
Guardando agli italiani, ti sorprendere la decisione di Pellizzari di non correrla? Eppure lo scorso anno aveva centrato il sesto posto in entrambe le gare.
«Io sono d’accordo con la scelta che hanno fatto. Non mi piace chi fa fare due gare a tappe subito ai corridori giovani. Va bene un calendario alternativo come è stato fatto. Avrà tempo più avanti, quando sarà più maturo, per fare due corse a tappe».
Ma ora premi play e ascolta il podcast realizzato da Luca Neri con Maurizio Fondriest.










