Tour de France, Schmid: «Avevo i crampi. Io sono il fortunato che è salito sul podio, è una vittoria di squadra»

Plapp e Schmid, vincitore della 13ª tappa del Tour de France dopo un'incredibile lavoro della Jayco AlUla
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Il vincitore della 13ª tappa del Tour de France è Mauro Schmid: nelle due Boucle che ha corso in carriera non aveva ancora mai vinto. Lo scorso anno a Tolosa però ci era andato vicinissimo, beffato solo da Jonas Abrahamsen in una giornata che ricorda moltissimo quella di oggi.

Schmid era andato in fuga e alla fine c’era stato un arrivo a due con il gruppo inseguitore alle calcagna. Per questo, oggi, come ha detto nell’intervista flash, ha avuto molta paura che riaccadesse quanto capitato un anno fa.

«A quella sconfitta dell’anno scorso ho pensato spesso nel finale, anche perché sono partito io davanti allo sprint con Tejada – ha spiegato lo svizzero – Ho temuto di essermi mosso troppo tardi e quindi di perdere. Ma quando ho visto la linea del traguardo ho sentito le gambe ancora brillanti ed è andata bene».

Schmid ha raccontato la corsa. «Ho avuto qualche crampo nel finale, mi sono spaventato, quindi a due chilometri dall’arrivo mi sono messo dietro Tejada sperando che lanciasse lui la volata da davanti. Poi invece mi sono ritrovato io in prima posizione. Ho avuto paura di essere partito troppo tardi e ho pensato: “Oddio, come l’anno scorso”».

E invece sulla linea d’arrivo ha impennato per esultare della vittoria. «Ho lavorato tanto per quest’obiettivo – ha continuato Mauro Schmid – L’anno scorso ci sono andato vicino, ora credo di avere bisogno di qualche ora per pensare e realizzare quanto accaduto. Sono senza parole».

Buona parte del successo è dovuta all’incredibile lavoro di squadra messo in atto dalla Jayco AlUla. Con Plapp, O’Connor e Matthews al servizio di Schmid hanno confezionato una bellissima vittoria. «Abbiamo fatto un gran lavoro di squadra, penso che sia una vittoria di tutti e non solo mia. Io sono quello fortunato che è salito sul podio, ma è anche merito di chi ha lavorato dietro le quinte. Plapp che seguiva tutti gli attacchi, O’Connor in salita… tutti hanno fatto un lavoro incredibile. Io temevo che il Ballon d’Alsace fosse troppo duro per me, ma il fatto che ci siano stati continui scatti mi ha dato la possibilità di rimanere sempre agganciato».