Barbuto 4° all’Italiano Under 23: «E dire che non volevo partire. Ora spero che qualche squadra mi chiami»

Barbuto
Barbuto, correndo da solo con la maglia della Corbettese, ha chiuso al quarto posto il campionato italiano Under 23.
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Venerdì scorso, 48 ore prima del campionato italiano Under 23, Riccardo Barbuto si chiedeva se partire o no per la trasferta toscana. «In allenamento, dopo una settimana di scarico, avevo sensazioni terribili e battiti alti, per cui ho pensato di annullare tutto. Poi, però, visto che avevo già l’hotel prenotato, ho deciso di partire lo stesso. Con me sono venuti i miei genitori, come sempre, e questa volta anche mio zio con degli amici di famiglia, per darmi un supporto di acqua in più viste le condizioni. Il loro aiuto è stato fondamentale».

Visti poi i risultati, la scelta di prendere il via all’Italiano è stata quella giusta: il classe 2005, infatti, si è piazzato quarto alle spalle solo di Negrente, Savino e Bozzola, giocandosela alla pari con i corridori delle Development. Per Riccardo, che corre nella Corbettese e (in quanto unico Under 23 del team) non può prendere parte alle gare nazionali e alle internazionali, si trattava appena della quarta apparizione dell’anno dopo il GP Martiri di Montemaggio (vinto), la Coppa Fiera Mercatale (chiusa al quarto posto) e la Gran Fondo Nove Colli, corsa a maggio quasi per gioco e poi vinta.

«È stata una giornata molto dura e soprattuto tanto, tanto calda: il Garmin a fine gara segnava una temperatura media di 40 gradi», racconta Barbuto ripensando alla sfida tricolore di Lucca. «Un quarto posto a volte può lasciare un po’ di amaro in bocca, ma non è questo il caso: ho dato l’anima, più di così non ne avevo. Non avrei mai pensato di arrivare a giocarmi la vittoria, ritenevo già utopia puntare a una top 10. Nessun rammarico, insomma».

Come ti sei gestito durante la gara?

«La XDS Astana ha preso in mano la situazione fin dall’inizio e il Monte Pitoro l’abbiamo affrontato fortissimo. Scalco ha allungato al primo passaggio sulla salita di Chiatri e io sono rimasto dietro con altri corridori; al secondo passaggio, poi, sono riuscito a ripetere gli stessi valori dell’ascesa precedente, mentre tanti altri sono andati in crisi. Con Cattani siamo rientrati su Scalco e poi, finita la discesa, si è formato il gruppetto che è arrivato a giocarsi la vittoria. Ho capito subito che, tra i sei che eravamo, ero il più sfinito».

In pianura la XDS Astana ha sfruttato la superiorità numerica.

«Esatto. Come prevedibile non c’era accordo, ma scatti e controscatti: ero talmente stanco che mi sarei accontentato di arrivare sesto su sei. La XDS Astana l’ha gestita bene: Scalco le ha provate tutte e Negrente, che era rimasto sulle ruote, alla fine è stato il più veloce. Io la volata l’ho affrontata tutta da seduto, voltandomi in continuazione e sperando che non mi superassero tutti. Ero davvero stremato».

Quanto hai sentito la differenza di livello rispetto alle gare regioanli?

«Davvero tanto: all’Italiano i miei avversari erano soprattutto corridori delle Devo, reduci dal Giro Next Gen. Per questo, come ho detto, prima di partire ritenevo anche solo una top 10 molto difficile. L’avvicinamento, tra l’altro, non è stato quello ideale».

Perché?

«Dopo i buoni risultati in primavera ho avuto dei problemi alla tiroide, non è stato facile. Poi sono tornato in forma ma non c’erano regionali a cui potevo partecipare, per cui – tanto per non rimanere fermo – a maggio ho deciso di correre la Nove Colli. L’ho presa come un allenamento, ma nel finale mi sono lasciato prendere dalla gara e ho vinto».

A Cesenatico che esperienza è stata?

«La trasferta non è iniziata benissimo, a dire la verità: sono arrivato a Rimini il venerdì ma ho dimenticato la valigia sul treno, per cui l’ho recuperata solo il sabato nel tardo pomeriggio, grazie all’aiuto di alcuni miei cugini che vivono lì. Il sabato, quindi, non sono potuto uscire in bici, e la domenica mi sono svegliato alle tre perché la Gran Fondo partiva alle sei: non sono abituato a certi orari, per cui nei primi chilometri non avevo buone sensazioni. Ero lì come ospite, per cui sapevo di poter entrare nella graduatoria generale ma non in quella di categoria. Il numero sulla schiena, però, ce l’avevo, e nel finale ha prevalso lo spirito agonistico: ho dato il massimo fino all’arrivo e sono riuscito a vincere. L’esperienza in sé mi è piaciuta molto: non avevo idea che dietro a una Gran Fondo ci fosse una tale macchina organizzativa, mi ha impressionato».

E adesso? Quali saranno le tue prossime gare?

«Bella domanda, non lo so: le prossime regionali sono ad agosto. L’importante è continuare ad allenarmi con costanza e con la testa libera, e soprattutto continuare a divertirmi: in questi mesi ho dato tutto me stesso, curando fino allo sfinimento l’alimentazione, gli allenamenti e gli aspetti tecnici. Mi piacerebbe tanto ricevere una chiamata per uno stage con qualche squadra: spero, insomma, che qualcuno mi dia un’opportunità».

Stai dimostrando di meritartela.

«Più di così, in questo momento, non posso fare: cerco una soluzione che mi permetta di correre le regionali e le internazionali. Credo un po’ di più in me stesso rispetto all’inizio dell’anno, però voglio rimanere con i piedi per terra e viverla con leggerezza: riconfermarsi ad alti livelli non è mai facile, è importante non sentirsi arrivati. Il sogno sarebbe vestire la maglia della nazionale, e avere così l’opportunità di correre qualche gara importante. La maglia azzurra è il mio sogno da quando sono bambino, e i sogni sono gli ultimi a morire: in questo momento è un’utopia irrealizzabile, ma mai dire mai».