Plugge: «Vogliamo mantenere in equilibrio l’animo dei corridori»

Una foto d'archivio di Jonas Vingegaard con Richard Plugge
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L’improvviso ritiro di Simon Yates, annunciato a pochi giorni dall’inizio della stagione 2026, ha lasciato un vuoto pesante nell’organico della Visma|Lease a Bike. Ma oltre al danno tecnico, per la formazione neerlandese si è aperto un fronte ben più delicato: quello delle accuse, o quantomeno dei sospetti, su un ambiente di lavoro troppo esigente.

Il direttore generale della Visma, Richard Plugge, respinge però qualsiasi parallelismo. Intervistato da WielerRevue, è netto: «Queste tre situazioni non possono proprio essere paragonate. Le cause e le circostanze variano da atleta a atleta».

Plugge, però, non chiude gli occhi davanti a un fenomeno sempre più discusso nel ciclismo moderno. «Sicuramente, noi come squadra stiamo prendendo in considerazione l’esistenza del burnout nel ciclismo. Non è un tema che ignoriamo, anzi».

Il manager neerlandese ci tiene a sottolineare come la Visma sia stata pioniera in alcune iniziative pensate proprio per tutelare la salute mentale dei corridori. «Siamo stati probabilmente la prima squadra a permettere ai familiari dei corridori di unirsi a loro durante i periodi di allenamento in altura. Per noi questo è diventato un aspetto fondamentale, che permette di mantenere equilibrato l’animo dei corridori. Un corridore felice è un corridore veloce. Noi poniamo grande attenzione a questo argomento e ci sembra che dia i suoi frutti».