Roncalli saluta l’Hopplà: «Due stagioni magiche ma esigenti, potrei anche prendermi un anno sabbatico»

Roncalli
Stefano Roncalli, trentaquattro anni, lascia l'ammiraglia della Hopplà dopo due stagioni ricche di soddisfazioni e successi. In foto, gli occhi lucidi dopo la vittoria di Lorenzo Magli alla Firenze-Empoli.
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Dopo due stagioni, trentuno vittorie e una serie sterminata di piazzamenti, le strade di Stefano Roncalli e della Hopplà si separano. Senza attriti ma, anzi, con una grande riconoscenza da entrambe le parti, con la consapevolezza che è stato dato il massimo in ogni occasione.

«Il mio posto lo prenderà Davide Appollonio, l’ex professionista della Sky e della Ag2r», spiega Roncalli. «Per quanto mi riguarda, ho ricevuto alcune offerte e mi sto prendendo il tempo necessario per rifletterci sopra. Deciderò nel giro di dieci, quindici giorni al massimo. Non escludo di optare per un anno sabbatico: il biennio con la Hopplà è stato fisicamente e mentalmente intenso, e io comunque un lavoro ce l’ho già, sono un dipendente della 2A e mi occupo di coordinare gli interventi delle nostre squadre sulla rete elettrica. Le mie strade, se così si può dire, sono quelle che il Giro dei professionisti toccherà nella cronometro tra Monza e Milano».

L’intenzione è quella di rimanere ancora tra gli Under 23?

«Sì, è la mia categoria d’elezione. Sono stato direttore sportivo anche tra gli juniores, alla Trevigliese ho avuto la fortuna di lavorare con tre talenti come Davide Donati, Nicolas Milesi e Pavel Novak, però non avvertivo quel che invece sento e che mi motiva tra gli Under 23».

Ovvero?

«La possibilità di lavorare con corridori sì giovani, ma già maggiorenni e con le idee più chiare. Dei giovani uomini, insomma, con cui potersi confrontare direttamente senza passare per forza dai genitori. Mi piace l’idea di poterli affiancare per due, tre o quattro anni, nella più duratura delle ipotesi, e di poterli aiutare a raggiungere il loro potenziale massimo: penso a quegli atleti che per maturare hanno bisogno di più tempo, a differenza di quegli juniores naturalmente dotati e se vogliamo più facili da accompagnare verso certi lidi».

Anche se, tuttavia, la situazione dilettantistica italiana è a dir poco complicata.

«Sono pessimista: non tanto sul livello dell’attività svolta, che secondo me rimane buono se non ottimo a seconda di quello che ogni formazione può permettersi, quanto sugli sbocchi professionistici. Dopo la categoria Elite/Under 23 c’è un imbuto dal quale passano a malapena una manciata di elementi. A meno che non mi sia perso qualcosa, ad andare avanti sono De Cassan verso la Bardiani, Masciarelli verso la Solution Tech, D’Aiuto verso la Mbh Bank e Lorello verso il vivaio della Uae».

Senza dimenticare che De Cassan e D’Aiuto sono due elite, così come i corridori della Ukyo lanciati verso la massima categoria: Dati, Raccani, Iacomoni, Garibbo.

«A me piace ricordare anche Manenti, passato professionista alla fine della passata stagione a ventitré anni e mezzo, e nel 2026 vincitore di due gare e quinto al campionato italiano alle spalle di Milan, Dati, Romele e Colnaghi. Ma quanta fatica facemmo, con la Hopplà, a spingerlo nella massima categoria, soltanto perché era più vecchio della norma, se così si può dire. Eppure, con nove affermazioni, era il dilettante italiano più vincente della stagione. Continuo a credere che gli elite siano un risorsa e che la maggior parte dei corridori abbia bisogno di una trafila meno rapida ed esasperante. Penso a Lorello».

Due anni alla Hopplà, uno alla Padovani e adesso il vivaio della Uae.

«E poi, glielo auguro, il professionismo. Ha rispettato le sue qualità e i tempi di maturazione, non si è fatto prendere dalla frenesia e adesso sta raccogliendo i frutti. Molto meglio così che al contrario. Io non sarò mai uno di quei direttori sportivi che spingerà i ragazzi a rifiutare le eventuali offerte dei vivai, perché quando il treno passa è bene farsi trovare pronti. Però bisogna essere sinceri e realisti: i vivai non sono molti, ingaggiano pochi corridori per volta e c’è il rischio concreto di non farcela. Quanti sono gli atleti che, tornati indietro tra le continental e le squadre di club, riescono a rilanciarsi? Quanta forza ci vuole a ripartire dal basso dopo aver accarezzato il grande salto?».

In tutto questo, Bruno Reverberi non ha escluso che la Bardiani possa fermarsi entro un paio di stagioni.

«Sarebbe drammatico. Non è un’equazione, ma io sono sicuro che se l’Italia potesse contare su più squadre professionistiche, anche di secondo piano, il movimento ne trarrebbe grande giovamento. Nella massima categoria approderebbero più italiani, le formazioni giovanili si sentirebbero più valorizzate e autorizzate a proseguire l’attività, e magari gli sponsor investirebbero più volentieri. Si innescherebbe il più classico dei circoli virtuosi. Guardate quant’è importante, per la Norvegia e la Danimarca, poter contare su una bella realtà come la Uno-X, che nell’organico di quest’anno aveva soltanto norvegesi e danesi».

Dei corridori che hai guidato alla Hopplà, qualcuno passerà professionista?

«Magli e Bruno sono alla porta, in attesa di un’offerta concreta da parte di qualcuno che creda in loro. Magli ha vinto sei gare, tra cui la Firenze-Empoli, e Bruno tre, con l’ottavo posto al Giro del Friuli dominato da Garibbo, Raccani e Dati, che passeranno tutti e tre professionisti, e in mezzo ad altri atleti delle continental e dei vivai. Gialli, invece, andrà in una continental italiana (con ogni probabilità pare sia la Padovani, ndr)».

Quali soddisfazioni e quali rimpianti serberai di questi due anni alla Hopplà?

«Le soddisfazioni sono molte di più: la Firenze-Empoli con Magli, il Marmo con Gialli, ma soprattutto l’aver contribuito a rilanciare una formazione che due inverni fa sembrava dovesse chiudere e la soddisfazione, quest’anno, di essersi riconfermati e di aver dimostrato che i fasti del 2025 non erano stati casuali, figli soltanto della voglia di rivalsa. Ho, e abbiamo, dato ad ogni corridore la possibilità di esprimersi, e abbiamo chiuso il 2026 come quarta squadra d’Italia alle spalle di Padovani, General Store e Technipes. Ringrazio Claudio Lastrucci per aver puntato su di me due anni fa: per ripagare la sua fiducia, ci ho messo tutto l’impegno di cui disponevo».