Dal cappellino alle lenti fotocromatiche: Anna Salice ci racconta come sono cambiati gli occhiali nel ciclismo

Alessandro Petacchi con gli occhiali Salice 006 e in maglia rosa durante il Giro d'Italia 2009.
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Nel ciclismo le tecnologie e le mode cambiano repentinamente. Dall’abbigliamento alle calzature, passando per caschi e occhiali, è fondamentale stare al passo, osservare l’evoluzione del consumatore, ascoltare le richieste dei clienti, ma soprattutto continuare a produrre articoli di ottima qualità. Per tuffarci nel mondo dell’eyewear abbiamo scelto di chiamare Anna Salice. La maggior parte degli appassionati saprà associare il cognome di Anna a un brand ben noto nel nostro Paese. Per chi invece ne fosse all’oscuro, Salice è un’azienda che ha più di cento anni e che produce occhiali e caschi sia da ciclismo che da sci (Clicca qui per scoprire Salice).

La signora ci risponde con una voce squillante e saggia. Le cose da fare sono molte e bisogna alzare il ritmo: «Mi scusi se la faccio correre un po’, andiamo di corsa», ci avverte. Noi stiamo al passo, è un ritmo che ci piace, di chi non smette mai di pensare a cosa poter fare per per offrire un prodotto migliore. Non c’è tempo per domande generiche e andiamo dritti al punto:

Come si è evoluta la realizzazione degli occhiali da ciclismo negli anni?

«Quarant’anni fa il ciclista andava in bici con il cappellino, con la visierina che girava in avanti se c’era il sole di fronte o sul collo se il sole arrivava da dietro. Nessuno portava gli occhiali, anche perché non c’era l’obbligo e poi, avendo i pedali con le cinghie, diventava pericoloso cadere con gli occhiali sul viso perché a quei tempi non era ancor arrivata la plastica. Va detto, la grande innovazione l’ha portata Oakley perché ha introdotto l’occhiale senza parti in metallo “a tutta plastica”, poi successivamente sono arrivati i pedali a sgancio rapido e così via via si è diffuso l’utilizzo dell’occhiale da fine anni Ottanta».

Le lenti com’erano rispetto ad oggi?

In quegli anni le lenti erano o a lente sferica o cilindrica, ma entrambe molto aperte. Anche in quel caso c’è stata una evoluzione e si è arrivati a fare delle lenti con una sfera più stretta con base 7,8,9. La forma, invece, è data dalla moda. I materiali sono tutti di massima resistenza che possono essere realizzati con spessori minimi. Il materiale per eccellenza è il Grilamid, ma il punto chiave di tutto sta nel posizionare in modo corretto nasello e terminali in gomma per il grip sulla pelle, altrimenti l’occhiale scivola».

Voi che materiale utilizzate per evitare che questo accada?

«Noi usiamo il Megol, un termoplastico molto resistente che ci permette di dare ai nostri occhiali un grip ottimale. Chiaramente ogni materiale ha anche i suoi contro. In questo caso il Megol con i sudori molto acidi tende un po’ a sciuparsi, ma è normale: i pezzi sono intercambiabili proprio per questo motivo».

Che tipi di lenti si utilizza solitamente?

«Di base gli occhiali da sole hanno una lente S3, ma considera che tutti i prodotti che vendiamo hanno in dotazione una lente di ricambio, per permettere all’appassionato di avere anche una lente trasparente o arancio per condizioni di brutto tempo o per un utilizzo in notturna. Poi il non plus ultra delle lenti è la fotocromatica specchiata che va da S1 a S3 e ti permette di uscire al mattino presto con l’alba e di pedalare a metà giornata con il sole pieno senza mai sforzare l’occhio.Tu di che colore hai gli occhi?».

Io? Verdi!

«Ecco, per chi ha gli occhi chiari è ancora più importante la scelta della lente giusta. Se uno ha gli occhi verdi o celesti, per esempio, in riva al mare soffre e la sera sente gli occhi affaticati o è più facile che gli venga un po’ di congiuntivite. Con gli occhi scuri succede un pelino meno».

Ma per quale motivo un occhiale che utilizzo normalmente d’estate, adesso mi si rivela troppo scuro?

«Vuol dire che hai una lente S3 che ora d’autunno ti scurisce fin troppo e ti crea un buio davanti agli occhi. Devi scegliere una lente più chiara. Mi fai venire in mente la Radium che abbiamo messo a punto con diversi studi. È una lente a base arancio con una specchiatura blu, quindi toglie tutti i riflessi della luce di una macchina, ma al tempo stesso il colore arancio dà profondità. Se sei in penombra, per esempio, davanti a te hai una certa visione. Se ti metto una lente gialla, automaticamente è come se ti accendessi la luce. Questo perché una lente gialla aumenta la profondità».

A proposito di occhiali e di lenti, ci sarà qualche lancio nel 2027?

«Quest’anno abbiamo presentato quattro occhiali e ci fermiamo qui. Per il prossimo anno prevediamo di presentare due caschi, un entry level e un top di gamma, ma non posso dirvi altro. Seguiteci e vedrete che da gennaio arriveranno novità!»

Un’ultima domanda: c’è un occhiale che è stato una vera propria rivelazione… un cavallo di battaglia?

«Mi ricordo un modello in particolare, lo 006, anche se ce ne sarebbero tanti. Questo modello ci ha lanciato nel settore del ciclismo e lo vendiamo ancora oggi. Lo progettammo nel 2005 ed è stato un grande cavallo di battaglia. In quel momento andava molto di moda il bi-oculare e occhiali con stanghette molto sottili. Io, invece, avevo pensato a questo occhiale con una lente ampia, una bella calzata… perché quello che conta è che quando lo indossi te lo senti bello avvolgente. La lente era una base 7 sferica molto ampia. Prima vendevamo l’814 che era un bi-oculare. Ebbene, il primo anno abbiamo fatto una fatica enorme a venderlo e a far capire agli agenti che sarebbe diventato di tendenza. Ma soprattutto che dal colore nero saremmo passati al bianco. Chi l’avrebbe mai detto questo? Eppure a un certo punto i negozianti hanno iniziato ad accorgersi che la gente li voleva».

Ho controllato, quel modello ce l’ho avuto anche io!

«Visto! Ma tu pensa che per partire e nascere ci è voluto più di un anno. Magari ci facevano un ordine di 50 occhiali e di quel modello ce ne chiedevano 4-5 pezzi. Poi è esploso. Negli anni successivi magari ne avremo ideati anche di più belli, forse, però quello è stato veramente un cavallo di battaglia».

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