C’è un’inchiesta che riguarda il Team Picnic PostNL e il clima interno alla squadra: circolano dichiarazioni molto forti su come vengono trattati corridori e staff. Anche se i piani alti della squadra si disconoscono totalmente da tali affermazioni, ci sono alcuni ex corridori come Nicolas Roche che narrano episodi del passato che non mettono in buona luce la Picnic PostNL.
«All’inizio mi ero trovato molto bene – ha raccontato Roche a Nos, che ha corso nella squadra dal 2019 al ritiro nel 2021 – Poi tra il 2020 e il 2021 tutto è cambiato radicalmente. Ricordo che una volta allungai l’allenamento di un’ora e venni rimproverato dal ds Rudi Kemna e la responsabile scientifica Narelle Neumann. In quel momento capii che sarebbe stata difficile. E infatti iniziai ad avere problemi con la dirigenza. Se esprimevo la mia opinione, diventava un problema perché andava contro i loro protocolli. C’era sempre la volontà di pianificare, ma in questo sport bisogna fare i conti con moltissime variabili. Ricordo quando al Tour vincemmo una tappa con Søren Kragh Andersen, cambiando la tattica in corsa. Un’ora dopo mi trovavo accanto al direttore sportivo. Arrivò una telefonata del capo, Iwan Spekenbrink. Voleva sapere perché non fossimo entrati nella fuga. Avevamo appena vinto una tappa! Pensai: “Va bene, credere ciecamente nel processo e fidarsi del protocollo non fa per me”».
Roche ha continuato: «Lo stress e la pressione mentale si fanno sentire quando devi fare qualcosa in cui non credi. Così è difficile mantenere la motivazione e creare un’atmosfera positiva. Tra l’altro non volevano neanche che stringessimo rapporti con i massaggiatori. In corsa ce li cambiavano ogni tre giorni
Infine l’irlandese ha concluso: «Dissero al mio agente che avevo troppa influenza sui giovani e non gli facevo seguire il protocollo. Così mi hanno spinto verso l’uscita. Loro sono sempre stati franchi, ma non apprezzavano quando anche io parlavo apertamente. Questo è stato il problema».














