Inchiesta olandese sul “clima di terrore” della Picnic PostNL. La squadra: «Non ci riconosciamo in questo quadro»

Picnic PostNL
La Picnic PostNL alla presentazione delle squadre del Lombardia (credit: LaPresse).
Tempo di lettura: 3 minuti

Un’inchiesta condotta dai giornali olandesi NOS e In De Waaier, i cui risultati sono stati pubblicati oggi, ha gettato pesanti ombre sulla Picnic PostNL, formazione che peraltro è in grosse difficoltà dal punto di vista sportivo. Da interviste condotte con 71 persone che lavorano o hanno lavorato nel team, come corridori o come membri dello staff, è emerso un clima di terrore che alcuni non hanno esitato a definire “tirannia”.

Tra le testimonianze c’è quella dell’ex professionista Martijn Tusveld, che racconta: «Nel 2020 ho espresso qualche dubbio sulle tattiche seguite dalla squadra al Giro d’Italia. A fine stagione mi è stato detto che creavo un’atmosfera negativa all’interno della squadra. Allora mi sono spaventato, e ho pensato che fosse meglio tenere la bocca chiusa e rispondere di sì a tutto. Così ho fatto finché sono rimasto nel team (fino al 2024, ndr)». La situazione ha addirittura spinto l’olandese a pensieri di autolesionismo: «Ho persino pensato di farmi del male».

Altre testimonianze racclte da NOS e In De Waaier parlano di un ambiente di lavoro poco sano, di membri dello staff che sono quasi agenti di polizia, e addirittura di tirannia. Adrian Helmantel, ex allenatore, ha evidenziato come ai tecnici non fosse consentito dialogare con i corridori o confrontarsi tra di loro, in quella che lui ha definito una dittatura.

La risposta della Picnic PostNL

Dopo la pubblicazione dei risultati dell’inchiesta, la formazione olandese ha emesso un comunicato di risposta. Di seguito il testo integrale.

“Abbiamo preso atto delle pubblicazioni di NOS Sport e In de Waaier riguardanti il ​​Team Picnic PostNL. Le testimonianze condivise da corridori e membri dello staff, attuali ed ex, ci toccano profondamente. Allo stesso tempo, non ci riconosciamo nel quadro generale emerso da tali pubblicazioni.

Il fatto che le esperienze possano variare non sminuisce la gravità delle testimonianze emerse. Affideremo pertanto un’indagine indipendente per valutare come la cultura della nostra squadra venga vissuta concretamente e in che misura rispecchi i valori a cui aspiriamo.

La squadra e le nostre tre promesse

Sin dalla fondazione della squadra nel 2008, tre promesse hanno costituito il fondamento del nostro approccio al ciclismo professionistico.

La prima promessa: uno sport leale, sano e responsabile.

La nostra politica antidoping è parte integrante di questa promessa. Non si tratta solo di ciò che comunichiamo all’esterno, ma anche della mentalità e delle considerazioni etiche che guidano le nostre decisioni nella pratica.

La seconda promessa: una collaborazione sicura basata su valori condivisi.

Vogliamo che tutti i membri della squadra, in sella e fuori, siano trattati con rispetto e si sentano liberi di esprimere la propria opinione, incoraggiarsi a vicenda, porre domande ed esporre eventuali preoccupazioni. L’impegno reciproco e l’integrità sono elementi centrali, che ci aiutano a creare un ambiente in cui le persone possano crescere, ottenere risultati e lavorare insieme con piacere.

La terza promessa: continuità e sicurezza lavorativa.

Ci siamo impegnati a fare tutto il possibile per garantire il futuro della squadra e, di conseguenza, salvaguardare i posti di lavoro nel ciclismo professionistico.

Sebbene possa sembrare scontato, la sicurezza lavorativa nel ciclismo professionistico è tutt’altro che garantita. Il modello economico di questo sport presenta gravi carenze. Ogni anno diverse squadre scompaiono, comportando la perdita di posti di lavoro. Una situazione ormai quasi abituale, che tuttavia non dovrebbe mai verificarsi in uno sport di tale portata.

È per questo che, fin dal 2008, lavoriamo per garantire il futuro della squadra. Nel corso degli anni, abbiamo offerto opportunità di lavoro a centinaia di persone.

L’indagine di NOS

Secondo quanto riferito da NOS, l’emittente ha trascorso mesi cercando di parlare con corridori e membri dello staff, attuali ed ex. Non appena abbiamo avuto notizia dell’avvio di tale indagine, ci siamo offerti di incontrare NOS per illustrare la nostra filosofia e la nostra visione, dando inoltre all’emittente l’opportunità di confrontarsi con i membri del team e i collaboratori attualmente in forza alla squadra. NOS ha scelto di non accogliere la nostra proposta; ce ne rammarichiamo.

Lunedì scorso, ci sono stati concessi solo pochi giorni per rispondere a una serie di quesiti, sia in forma scritta che davanti alle telecamere. Abbiamo tentato più volte, senza successo, di entrare in contatto con NOS.

Un’indagine indipendente sulla cultura del team

In un contesto orientato alla performance, come quello dello sport professionistico, possono verificarsi delle criticità. Per questo motivo, all’interno del nostro team esistono diversi canali attraverso i quali è possibile sollevare problemi o esprimere preoccupazioni: i corridori dispongono di un allenatore personale e di un Comitato dei Corridori, mentre i membri dello staff possono rivolgersi a consulenti di fiducia. Se qualcuno si è sentito a disagio all’interno della nostra organizzazione, o ha percepito di non avere sufficienti occasioni per manifestare le proprie preoccupazioni, vogliamo comprendere come ciò sia potuto accadere.

Siamo orgogliosi di quanto costruito dal 2008 a oggi, insieme alle numerose persone che hanno fatto o fanno parte di questa squadra. Proprio per questo, riteniamo fondamentale sottoporci a un’analisi critica.

Di conseguenza, promuoveremo un’indagine indipendente e professionale sulla cultura del nostro team. Prenderemo in seria considerazione i risultati che ne emergeranno e apporteremo i miglioramenti necessari, per rispetto verso tutti coloro che hanno fatto o fanno parte del Team Picnic PostNL“.