Tre gare, in tre giorni, in tre Stati diversi. Mads Pedersen ha corso il Münsterland Giro in Germania il 3 ottobre, il 4 era in Slovenia per gli Europei e il 5 a Legnano per la Coppa Bernocchi.
Il ciclismo è un mestiere duro, specialmente per tutto ciò che non si vede durante la gara. A chi sminuisce dicendo «Siete pagati per pedalare» mancano diversi tasselli che compongono la dura vita del corridore dove il momento della corsa è forse il più “facile”.
È un’occupazione che prende 365 giorni l’anno. Pedalano di continuo, con 40 gradi o con 0, con vento o con afa, se vogliono o se non vogliono. Quando nevica montano sui rulli, se piove si siedono sul divano e guardano alla finestra aspettando che finisca, pensando a come cambiare il piano di allenamento se non smettesse di piovere. Poi arriva il giorno di riposo, che è un’illusione perché non bisogna riposare le gambe dagli allenamenti, ma la testa dal ciclismo.
E pesare tutto. Non solo il cibo e i supplementi in borraccia, ma anche le ore di sonno e i battiti cardiaci. La quantità di caffeina assunta e il tempo trascorso a scollare sui social diventano un nemico che rovina il riposo. Bisogna ricordarsi di aggiornare l’ADAMS se non si dorme a casa (la piattaforma che tiene traccia della localizzazione dei corridori per i test antidoping), e di prenotare un appuntamento dal massaggiatore per sciogliere i muscoli.
Poi c’è l’aspetto mentale, doveroso dirlo e mai scontato. Perché già reggere tutto quello elencato sopra non è facile, ma poi mancano le batoste che ricevono in gara. A vincere, lo sappiamo, è solo uno. Nel ciclismo non c’è più di una chance per dimostrare il proprio valore. Anzi, devi sperare che i pianeti si allineino nel giorno giusto al momento giusto, perché a volte quello che vince non è il più forte.
A contorno di tutto questo si aggiunge lo stress che i corridori sopportano per muoversi da una gara all’altra. Preparare la valigia, non scordarsi nulla, a volte imballare anche la propria bici nella borsa da viaggio. Poi raggiungere l’aeroporto, dall’aeroporto arrivare alla gara. Correre, lavarsi, e di nuovo in aeroporto. Un letto freddo e anonimo ad ogni viaggio, in qualche hotel in giro per il mondo, a volte nemmeno troppo pulito.
Così è la vita del corridore, e per Mads Pedersen è stata addirittura più dura perché ha cambiato tre nazioni in tre giorni per correre tre gare diverse. Il 27 settembre arrivava sesto ai Mondiali in Canada. “Toccata e fuga” a casa, perché poi il 3 ottobre era in Germania (ha chiuso 42°), il 4 ottobre in Slovenia (36°) e il 5 ottobre in Italia (DNF). Non vogliamo dare tutta la colpa agli spostamenti, ma almeno un po’ sì.















