Lega Ciclismo Professionisti

Delle Vedove: «All’Avenir ho capito di non essere solo un velocista. Vorrei rimanere in Astana e correre ancora in Belgio»

Alessio Delle Vedove, classe 2004, corre con la XDS Astana Development Team dal 2025. Nel 2023 e 2024 era nel vivaio dell'Intermarché Wanty (Foto Sprint Cycling Agency)
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Il finale di stagione di Alessio Delle Vedove sarà tutto asiatico. A breve partirà per la Malesia dove correrà il Tour de Langkawi, poi si sposterà in Giappone per il Tour de Kyushu al termine del quale rimarrà qualche giorno per visitare Tokyo.

«Correrò con la formazione maggiore in appoggio a Malucelli. Sarò il suo lead-out, un ruolo che non disdegno affatto. Tirare le volate ai velocisti è molto soddisfacente, soprattutto in ambito asiatico dove l’Astana gareggia spesso e volentieri da qualche stagione. Il livello in Asia si sta alzando molto, non è più come tre o quattro anni fa. Basta pensare che in Giappone quest’anno ci sarà anche la UAE. Di conseguenza gli sponsor asiatici si interessano sempre di più al ciclismo».

Come descriveresti la tua stagione 2026 con una parola?

«Crescita. L’Astana mi ha dato tantissime opportunità, anche portandomi a corse a tappe come il Giro di Turchia con i professionisti. Miglioro, porto a casa buone prestazioni, e siamo tutti contenti».

Hai vinto al Circuito del Porto, ti sei piazzato nelle volate del Giro Next Gen e del Tour de l’Avenir, poi anche alla Boucle de la Mayenne e al Tour de l’Ain con i professionisti. Qual è il risultato più importante per te?

«Sicuramente quello dell’Avenir è stato un bel terzo posto (è stato battuto solo dal belga Solen e da Capra, ndr). Per assurdo, però, sono rimasto più contento della performance che ho fatto nella tappa regina dove c’erano 5000 metri di dislivello e sono rimasto con i 30 migliori fino a trentacinque chilometri dall’arrivo. Poi ho fatto gruppetto e sono arrivato con calma, ma sono rimasto colpito: lì ho capito che sto cambiando come corridore. Se da junior andavo forte solo nei circuiti piatti, ora anche con cinquemila metri di dislivello riesco a rimanere con Finn e gli scalatori come lui. Non posso negare che sono contento dei piazzamenti che hai citato, perché arrivare davanti a Molano e Pedersen è qualcosa di fantastico, ma per un velocista rimanere con i migliori in una tappa così dura è una sensazione differente».

Nella prima tappa del Tour de l’Ain, Delle Vedove (a sinistra) ha conquistato un quarto posto davanti – tra gli altri – a Molano e Pedersen (Foto Sprint Cycling Agency)

A Cremona sei tornato alla vittoria dopo due stagioni senza. Cosa è cambiato dall’Alessio di allora a quello di oggi?

«Questi due anni mi sono serviti per capire cosa volevo fare e chi volevo essere. Non sono un campione, non sono un fenomeno, però nel mio piccolo cerco di dare il massimo ogni giorno crescendo come posso. Grazie anche all’Astana e al percorso di preparazione che mi ha fatto fare ho scoperto di non essere più solo un velocista, ma di poter tenere anche sulle salite e nei percorsi mossi».

I tuoi risultati migliori sono venuti guarda caso dopo la vittoria al Porto. Confermi che il successo ti ha sbloccato mentalmente, oppure sono stati solo dovuti alla preparazione?

«Direi tutti e due. In generale quando un velocista vince, la testa fa tanto. Cominci a pensare che se hai tagliato il traguardo per primo allora sicuramente puoi ripeterti, anche dopo due anni senza (l’ultima vittoria di Delle Vedove risale al 2023, la sua prima stagione da Under 23, al Flanders Tomorrow Tour in Belgio, ndr)».

Sei diventato Under 23 in un ambiente belga, poi sei passato in uno – quello attuale – un po’ kazako e un po’ italiano. Che differenze hai notato?

«In Belgio era tutto più definito, più serio, meno rapporti con lo staff. Mentre con gli italiani è più facile fare gruppo, c’è più atmosfera da scherzi. Entrambi, comunque, estremamente professionali. Né in Wanty, né in Astana è mai mancato il supporto di un nutrizionista, un meccanico o un massaggiatore».

Alessio Delle Vedove è tornato al successo dopo due anni senza vittorie al Circuito del Porto (Foto Rodella)

Avendo corso spesso con la formazione World Tour dell’Astana, che feedback hai ricevuto da loro?

«Sono contenti. Se lavori e fai il tuo non hanno nulla da dire. Sono esperienze che servono a me per crescere e a loro per fare punti con i risultati».

Parlano mai del tuo futuro?

«Sto valutando in questi giorni con il mio procuratore se fare il salto o rimanere nel vivaio. Non c’è ancora nulla di definito, ma se potessi decidere vorrei rimanere nell’ambiente dell’Astana perché mi trovo bene».

Con “rimanere” intendi passare nella World Tour o ancora nella devo?

«Anche un altro anno nella development, perché no. Ma stanno parlando ancora parlando e non ho una certezza, quindi direi una bugia se dessi una risposta ora. Spero di averla nelle prossime settimane».

Se potessi scegliere il tuo 2027 ideale, come lo immagineresti?

«Sicuramente mi piacerebbe tornare a correre in Belgio e fare le classiche, perché mi piacciono molto. Anche il calendario che mi fa fare l’Astana mi piace e mi diverte parecchio: mi fanno girare, posso aiutare i compagni e a volte fare volate in prima persona. Tutto quello che mi propongono mi va bene».