Bettiol, l’ultimo romantico: «La scienza aiuta a migliorarsi, ma il fattore umano fa ancora la differenza»

Giro d'Italia
Alberto Bettiol saluta il pubblico sul traguardo di Verbania. Sua la tredicesima tappa del Giro d'Italia 2026 (foto: LaPresse)

«Io ho vinto perché sulla bicicletta metto il sentimento», ha detto Alberto Bettiol in conferenza stampa dopo il successo di tappa a Verbania. Del resto, lo diceva già Platone più di duemila anni fa: «Non muovere mai l'anima senza il corpo né il corpo senza l'anima». Il toscano pedala a ruota di questa massima da sempre. E quando i due elementi coincidono, arrivano vittorie spettacolari, come quella nella tredicesima tappa del Giro d'Italia appena concluso. Un'affermazione giunta dopo due anni di digiuno, la seconda della carriera nella corsa rosa, dopo quella a Stradella nel 2021. A fine gennaio, Bettiol ci aveva raccontato di voler tornare protagonista. Si era spinto oltre le aspettative. Parlava del prossimo Mondiale in Canada, strade su cui ha già fatto bene. Ma anche del Giro, naturalmente, per il quale era stato messo in lista dalla sua XDS Astana. Soprattutto, però, Alberto ci aveva parlato di sentimenti, sui quali ha voluto calcare la mano dopo quest'ultima vittoria. Quei sentimenti che ha dovuto proteggere dall'onda della scienza che travolto il ciclismo negli ultimi anni. Una fiumana di numeri, misurazioni, watt e controwatt, grammi e calorie da dosare. Il dominio tecnologico ha migliorato le performance ma ha ridotto il fattore umano, fatto di istinto, estro, passione e anche un pizzico di follia...

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