
Ricorderete le polemiche legate agli impegni finanziari che le Federazioni ciclistiche nazionali dovevano affrontare per partecipare ai Mondiali dello scorso anno. Il Ruanda certo non è un Paese facilmente raggiungibile in termini logistici, il ché ha contribuito ad alzare talmente tanto i costi che le varie formazioni hanno dovuto fare tagli alle squadre soprattutto sulle categorie giovanili.
Il Canada, pur essendo meno “impegnativo” del Ruanda, rimane tuttavia uno Stato molto lontano per chi viene da posti distanti come la Nuova Zelanda.
Finn Fisher-Black, appunto neozelandese, ha dichiarato in un’intervista a Cyclingnews qualcosa di interessante al proposito. «È una dinamica strana per la Nuova Zelanda – ha cominciato – Dato che non riceviamo finanziamenti dalla federazione, paghiamo tutto noi per esserci, quindi si crea una situazione singolare in cui, in un certo senso, ognuno vorrebbe fare la propria gara. A me piacerebbe molto lottare per la top10. Sarebbe bello essere lì a giocarmela nel finale, tuttavia siamo tutti molto amici, quindi probabilmente cercheremo di tenerci d’occhio a vicenda durante la corsa, provando ad arrivare in finale con più atleti per poi valutare come muoverci».
Poi ha spiegato meglio: «Qualche anno fa, proprio quando ho iniziato a partecipare ai Mondiali nella categoria elite, hanno tagliato i fondi. È una questione di struttura della federazione: danno priorità alla pista, mentre per la strada non ci sono finanziamenti. Facciamo quel che possiamo. Mia sorella Niamh è arrivata seconda l’anno scorso, quindi verrebbe da pensare che qualcosa sia cambiato, ma per il momento la situazione è la stessa. Dobbiamo fare così, e abbiamo la fortuna di ricevere molto sostegno dalle nostre squadre per il resto dell’anno













