Mondiali, i colletti blu di Montréal indicono uno sciopero durante la rassegna iridata. «Attesa una rivolta storica»

La città di Montréal ospiterà i Mondiali di ciclismo 2026 dal 20 al 27 settembre. Dal 22 al 28, però, i colletti blu hanno indetto uno sciopero (Photo by Graham Hughes/NurPhoto via Getty Images)
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Mancano circa 15 giorni all’inizio dei Mondiali di ciclismo 2026 in Canada, ma c’è tensione nell’avvicinarsi alla rassegna iridata.

I colletti blu di Montréal, ovvero la classe operaia, hanno indetto uno sciopero della durata di 7 giorni proprio in corrispondenza dell’evento. Lo sciopero sarà dal 22 al 28 settembre, con i Mondiali che cominceranno il 20 con le prove a cronometro elite e si concluderanno il 27 con la prova in linea Uomini elite.

Come si legge sul canadese CBC News, «a metà agosto, il sindacato aveva già avvertito che se la città non avesse accelerato i negoziati, non avrebbe avuto altra scelta se non quella di intensificare le pressioni, rischiando di sfociare in una “rivolta di lavoro storica” ​​durante l’evento ciclistico».

Il motivo dello sciopero riguarda un aumento dei salari che la classe operaia chiede senza essere ascoltata. Hanno allora aperto delle trattative, ma non trovando un accordo è stato indetto un lungo sciopero proprio in occasione della rassegna iridata. Come si legge su Montréal Gazette: «Si prevede che i campionati di ciclismo, in programma dal 20 al 27 settembre, porteranno a Montréal oltre 1.000 atleti provenienti da quasi 80 paesi, con gli organizzatori che stimano la presenza di circa 500.000 spettatori lungo i percorsi di gara. La città ha definito l’evento il più grande evento sportivo ospitato dalle Olimpiadi del 1976».

Nicolas De Ciccio, presidente del sindacato “Syndicat des cols bleus regroupés de Montréal”, ha dichiarato: «Abbiamo appena concluso un’intensa tornata di trattative e la direzione non sembra avere un mandato chiaro in merito ai salari. La città continua a offrire aumenti salariali inferiori al tasso di inflazione. Gli operai di Montréal forniscono un servizio essenziale e meritano, quantomeno, di essere presi sul serio al tavolo delle trattative».