Pogacar alla Vuelta, ricordate il 2019? Quando in Spagna si capì che Tadej non era solo una promessa

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Pogacar in maglia bianca alla Vuelta 2019 (credit: Unipublic / Photogomez Sport).
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Per iniziare a parlare di un fenomeno come Tadej Pogacar bisogna tornare per forza di cose al 2019. È un anno indimenticabile per lo sloveno, per due motivi: coincide con il suo esordio tra i professionisti e con la sua prima e unica partecipazione alla Vuelta di Spagna. Sì, è il suo primo viaggio tra i grandi, ma al via da Torrevieja Pogacar è tutt’altro che uno sconosciuto.

Tralasciando le vittorie ottenute tra gli Juniores e tra gli Under 23, quell’anno ha già vinto alla Volta ao Algarve e al Tour of California, con tanto di doppio successo di tappa. La UAE decide allora di portarlo alla Vuelta come co-capitano, condiviso con il più esperto Fabio Aru. «Sono qui per imparare il più possibile», spiegherà alla vigilia Tadej. «E per capire come muovermi e come gestire una corsa di tre settimane». Andrà diversamente, perché in quell’occasione il mondo capirà che ha davanti il futuro di questo sport, non un novellino.

Il giovane sloveno conquisterà alla sua unica Vuleta tre vittorie di tappa, arrivando al terzo posto nella classifica generale e prendendosi la maglia bianca di miglior giovane, con tanto di secondo posto per la maglia verde. Un esordio coi fiocchi, a soli 20 anni. In quel momento si capisce che è nata una nuova stella nel firmamento del ciclismo.

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La prima vittoria di Pogacar è arrivata a Cortals d’Encamp.

Le tre vittorie di tappa che consacrarono Pogacar

È nella nona tappa che arriva la prima conferma delle abilità di Pogacar. La Vuelta sconfina in Andorra per una tappa di soli 94 chilometri, ma con oltre 3.000 metri di dislivello, e resa ancor più infernale da un violento temporale abbattutosi nel finale di gara. Il segnale televisivo salta per diversi minuti e quando le immagini ritornano, Pogacar si trova in compagnia di Quintana all’inseguimento di Marc Soler. La Movistar ordina allo spagnolo di rialzarsi e aspettare il capitano, quando a tre chilometri dall’arrivo Pogacar sferra l’attacco. Sul traguardo di Cortals d’Encamp arriverà da solo, con 23 secondi su Quintana e 48 su Roglic e Valverde.

Per il secondo momento di consacrazione bisogna attendere solo cinque giorni. Sulla durissima salita di Los Machucos, durante la tredicesima tappa, Pogacar è il solo a seguire l’attacco di Roglic (nel frattempo divenuto maglia rossa) su rampe con oltre il 20% di pendenza. I due arrivano insieme al traguardo e Pogacar regola il connazionale in volata. La seconda gemma alla Vuelta gli vale il terzo posto momentaneo in generale e la maglia bianca di miglior giovane. Dopo questa tappa, la sua candidatura al podio diventa veramente realtà.

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Nella penultima tappa arriva la terza vittoria: è la consacrazione (credit: Unipublic / Photogomez Sport).

La terza settimana è quella più dura ma anche quella dove Pogacar emerge come un predestinato. È nel tratto finale della ventesima tappa, sulla Plataforma de Gredos, che il talento sloveno sfodera per la prima volta quello che, negli anni a venire, diventerà un suo marchio di fabbrica: l’attacco da lontano. Pogi scatta sulla penultima ascesa, a 38 chilometri dal traguardo, e s’invola in solitaria sotto la pioggia verso la sua terza vittoria. Alle sue spalle, Quintana e López non reagiscono e incassano un ritardo di due minuti.

Lo sloveno si riprende definitivamente la maglia bianca e a Madrid sale sul gradino più basso del podio al fianco di Roglic e Valverde. E così il mondo scoprì Tadej Pogacar alla Vuelta di Spagna.. Il resto è storia, una storia a cui al momento lo sloveno non sembra voler mettere la parola fine. Anzi, quest’anno Tadej punta alla doppietta Tour-Vuelta, dopo sette anni di successi.