Trine Hansen, la moglie di Vingegaard, in una recente intervista ha lanciato un’idea per evitare che i ciclisti-papà passino lunghi periodi fuori casa durante i ritiri in altura.
L’idea di Trine è quella di impostare una stanza di casa a 3.000 metri di altitudine, così da evitare di allontanarsi dalla famiglia. Tra i professionisti, tuttavia, Vingegaard non è l’unico papà. Lo è anche Matteo Trentin, che a casa ha la moglie Claudia con Giovanni e Jacopo, ed essendo uno dei più esperti del gruppo gli abbiamo chiesto il suo parere.
«Io ce l’ho. Non una stanza intera, ma una tenda. Chiaramente non è la stessa cosa che andare in altura», risponde subito Trentin.
«Da regolamento noi italiani non potevamo usarla fino al 2023. Quando è stata “sbloccata” anche per noi, me la sono comprata. Quello che cambia è innanzitutto il tempo di esposizione in altura. Quando vai ad esempio a Livigno sei esposto con tutti i vantaggi annessi e connessi per 24 ore al giorno. Se hai una stanza, o una tenda nel mio caso, sei esposto per il tempo che ci passi dentro. Comunque quella di Trine mi sembra una polemica sterile: la camera d’altura ce l’hanno quasi tutti a casa, mi sembra assurdo che Vingegaard non se la possa permettere».

Trentin ci racconta che da quando l’ha comprata, la usa abbastanza spesso. «Se la squadra lo accetta, e la Tudor me lo fa fare, puoi usarla per diminuire il tempo che passi in altura. Se prima il ritiro durava tre settimane, ora puoi farne due nella tenda a casa e altre due su con la squadra. Per esempio io non sono mica andato in altura prima del Tour de France. Sono stato a casa mia anche perché, in recupero dall’infortunio alla spalla, era un po’ tutto in divenire. Comunque ho fatto la tenda prima del Giro d’Italia 2024, prima delle Classiche sia l’anno scorso che quest’anno, nel 2025 ho fatto due settimane a casa e due settimane sul Teide, quest’anno direttamente tre settimane e mezzo lì dentro. Dipende da come la usi. Poi è ovvio che se la squadra ti dice che devi andare in altura ci vai».
Nonostante ciò, Matteo Trentin è sicuro: «Non è come andare in altura vera». Poi spiega meglio: «Prima di dire che tutti lo possono fare e che è un valido sostituto del ritiro con la squadra, bisogna tenere in considerazione che c’è molto lavoro dietro. Per esempio, gli allenamenti sono tutti da adattare se scegli di stare nella tenda. Di prassi le prime uscite sono per vedere come reagisce il corpo perché di risposta riceve una specie di shock: tenete conto che imposto la tenda a 3.000 metri di altitudine, ci sto dentro solo per dormire, e fuori dove mi alleno sono al livello del mare. Dopo si può iniziare a fare gli allenamenti soliti, ricordandosi che recupererai meno durante la fase del sonno».










