Plugge torna sui test antidoping: «Hanno danneggiato l’immagine della Visma e l’integrità del ciclismo»

Jonas Vingegaard al Tour de France 2026 (A.S.O./Thomas Maheux)
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Tra i momenti chiave del Tour de France 2026 ci sono la vittoria per la quinta volta di Pogacar, il ritiro di Vingegaard, e sicuramente anche i controlli antidoping notturni.

Richard Plugge, general manager della Visma|Lease a bike, aveva annunciato nelle scorse settimane di voler andare in fondo a questa storia. Il regolamento dice che sono ammessi test in qualsiasi momento del giorno tra le 6 e le 23, mentre tra le 23 e le 6 (orario in cui è stato testato il loro corridore Jonas Vingegaard la notte prima del suo ritiro, ndr) sono ammessi controlli a sorpresa solo in caso di «serio sospetto».

Così come aveva annunciato, Plugge è andato davvero fino in fondo a questa vicenda e ha ricevuto informazioni dall’ITA (l’Agenzia Internazionale Antidoping).

«Sappiamo che questi test non sono un segno di sospetto nei nostri confronti – ha dichiarato Plugge a L’Equipe – E non dovremmo interpretare i controlli come prova di una violazione delle norme antidoping. Almeno non per la nostra squadra. Da un lato, non significa nulla, ma dall’altro, è importante sottolineare che si trattava solo di un test, di un controllo».

Il team principal continua: «Sono a favore di tutti i test, dell’intera lotta contro il doping e della lotta per una competizione leale. […] È positivo che ci siano così tanti controlli, ma il modo in cui è stato fatto ha danneggiato l’immagine della nostra squadra e l’integrità del nostro sport, perché di conseguenza la parola doping è tornata a circolare. Nel tentativo di tutelare l’integrità sportiva, alla fine l’hanno compromessa con questi diversi metodi e momenti per ciascun corridore (Plugge si riferisce al fatto che solo Vingegaard e Pogacar sono stati testati fuori l’orario normale, ndr)».