
«Sono il più grande. Non solo li metto ko, ma scelgo anche il round» diceva Muhammad Ali. E così fa Tadej Pogacar. Non solo strapazza gli avversari, ma li avvisa anche prima, segnalando il giorno, la tappa in cui lo farà. Spesso proprio il punto esatto, la salita o lo strappo in cui attaccherà e, puntualmente, staccherà tutti. Lo sloveno non ha mai avuto bisogno di nascondersi. In questo quinto Tour de France hanno cominciato a chiamarlo "il Re Sole", come Luigi XIV di Francia. E non è solo per il dominio impresso da queste parti, vestito rigorosamente di giallo, come il sole per l'appunto. Ma anche perché, proprio come quel re, Tadej al Tour si è fatto promotore di una monarchia di tipo assolutistico, centro della corsa come il sole lo è del sistema solare. Una sovranità spezzata solo da Jonas Vingegaard, anche lui, non a caso, con una corona in testa: "il re pescatore" lo chiamano. Quest'anno, per via del ritiro del danese, il duopolio è terminato e Pogacar ha continuato a regnare per il terzo anno consecutivo. Tadej governa, illumina e acceca chi prova a sfidarlo, ma senza mai fare scenate da spavaldo. Un po' come Luigi XIV, di cui si racconta l'immenso orgoglio, ma anche il contegno serio, silenzioso e molto fermo. Lo sloveno, la cui casata non è quella dei Borbone ma la UAE Team Emirates-XRG, è però vivace, fuori e dentro le corse. Riscalda, ancora come il sole, chi lo guarda, a partire dai tifosi a bordo strada. Oltre alle cinque vittorie finali, il ventisettenne di Komenda ha illuminato il Tour de France con ventisei raggi, ventisei successi di tappa. Il primo fu...
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