Il lento declino di Alaphilippe: il suo Tour de France sembra una via crucis

Julian Alaphilippe alla partenza della seconda tappa del Tour de France 2026 (foto: A.S.O./Thomas Maheux)

Sulla Côte de Billy-Chevannes, in Borgogna, quando mancano poco meno di quaranta chilometri al traguardo dell'undicesima tappa del Tour de France, Julian Alaphilippe è in testa insieme ad altri tre fuggitivi. Hanno un minuto di vantaggio sul gruppo e ci si avvicina verso il finale di una frazione piatta, dedicata ai velocisti. È stato dunque così bizzarro vedere il francese cercare la fuga quel giorno e poi ritrovarlo lì davanti. Probabilmente, il segno di un vicino punto di non ritorno nell'andamento della sua carriera. Quest'impressione si fa più concreta quando succede l'inimmaginabile. Dopo trecento metri di una salita che per Alaphilippe doveva essere una formalità, visto che si trattava di un G.P.M. di quarta categoria, lungo un chilometro e con una pendenza media del 4.4%, il corridore della Tudor si stacca. Lascia le ruote di Anton Charmig, Nelson Oliveira e Mathis Le Berre, facendo poi una grossa fatica per giungere al traguardo di Nevers. Lo taglierà in ultima posizione a più di sette minuti e mezzo dal vincitore Soren Waerenskjold. In un rapido confronto con la stampa francese, dichiarerà di aver sofferto molto il caldo dopo aver provato buone sensazioni in partenza. Lo scenario si ripete due giorni dopo, ma stavolta nelle prime fasi di corsa visto che venerdì si pedalava su salite vere come quelle del Col des Croix e del Ballon d'Alsace. Alaphilippe si è staccato poco dopo essersi unito al tentativo di fuga, che si è rivelato essere poi quello giusto, portando Mauro Schimd alla vittoria. Julian, invece, non alza le braccia al cielo al Tour da ottantasei tappe. Un digiuno iniziato...

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