
Guerrino de Santi, si chiamava così il primo vero fan del “Pirata”, Marco Pantani. Tutti lo chiamavano “Bianco” ed era di Borello, un paesino sulle colline romagnole. Creò il primo club per Marco quando era ancora juniores e poi inventò le scritte “Pantani” sulla strada. Aveva una venerazione per il Pirata, il quale ne rimase colpito e ammirato allo stesso tempo.
Bianco (“perché ero bianco bianco sin da ragazzino”, raccontava) è stata una delle pochissime persone che ha provato in ogni modo a far prendere a Pantani una strada diversa. Un infarto se l’è portato via all’età di 85 anni. È stato davvero il suo primo tifoso, tanto da creare il primo club Magico Pantani a Borello quando lo scalatore di Cesenatico era ancora dilettante, nel 1991.
Come riporta anche la Gazzetta dello Sport, Bianco aveva conosciuto Marco e Andrea Agostini, compagno di scuola di Pantani e attuale braccio destro di Gianetti nella Uae Emirates di Pogacar, quando erano juniores: era il 1987. Da quel momento non li ha più lasciati. Quando due anni fa il Tour de France ha attraversato le strade della Romagna, con la partenza della seconda tappa da Cesenatico, Bianco introdusse una variante: scriveva Pantani e Pogacar, uniti dalla lettera P, perché aveva “adottato” lo sloveno come erede del Pirata. Agostini gli portò poi la maglia gialla di Pogi con una dedica particolare proprio dello sloveno.
Il ricordo di Cassani
Davide Cassani, ha voluto ricordare Bianco con affetto e con un lungo post su Facebook. Di seguito il messaggio integrale lasciato dall’ex ct della Nazionale italiana dal 2014 al 2021, che aveva conosciuto personalmente il tifoso più storico di Pantani.
“Bianco ci ha lasciato. Ed è una bruttissima notizia per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Nessuno lo conosceva con il suo vero nome ma per tutti era: Bianco. Aveva 85 anni, abitava a Borello ed è sempre stato tifosissimo di Marco Pantani. Quando ancora era dilettante fondò il primo club e lo seguiva dappertutto. Quel “Pantani” con la P allungata era la sua, e quelle scritte accompagnano ancora oggi corsa dove Marco ha lasciato il segno. Bianco era una persona straordinaria con una passione esagerata che lo portava a parlare sempre di ciclismo e del suo Marco. Sono stato spesso nella sua taverna. Alle pareti maglie di corridori, coppe e trofei, a respirare aria di casa, si parlava in dialetto con gli amici di Borello e ogni volta che si parlava del “suo Marco” perdeva la parola e i suoi occhi diventavano subito tristi. Non amava fare interviste, non voleva mai apparire ma vivere la sua passione per Marco nella sua riservatezza. L’ultima volta l’ho visto pochi giorni fa, vicino casa sua, per la presentazione del libro di Alan Marangoni. C’era Mondini, Andrea Agostini, Alan e tanti amici nostri. Lui era seduto, in disparte e quando sono andato a salutarlo mi ha abbracciato. Non avrei mai immaginato che non l’avrei più visto. Ciao Bianco, oggi mi hai fatto piangere ma ti prego, salutami il Panta, il Tuo Marco”.











