Storer sulle neutralizzazioni: «Non sono scelte di gruppo, a Milano hanno deciso in tre»

Vingegaard
Jonas Vingegaard a colloquio con la giuria nella tappa di Milano al Giro d'Italia (foto: screenshot Eurosport).
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Ospitato nel podcast di Domestique, l’australiano Michael Storer ha rilasciato diverse dichiarazioni interessanti, sia sul futuro (il favorito al Tour de France) che sul passato (alcuni eventi del Giro d’Italia).

In particolare, per quanto riguarda la corsa rosa, lo scalatore della Tudor Pro Cycling Team si è soffermato sulla tappa di Milano: disegnata per regalare alla città una guerra tra sprinter, la frazione è finita per assegnare la vittoria alla fuga dopo aver apportato una neutralizzazione sul circuito conclusivo.

«Quando capitano queste cose, non sono decisioni del gruppo come viene spesso detto. Per la tappa di Milano io l’ho saputo via radio dalla squadra dopo che era già stato deciso tutto. In quell’occasione, a dire il vero, sono tre i corridori che prendono le decisioni per conto di tutti gli altri». Nel capoluogo lombardo, a farsi portavoce presso la macchina dell’organizzazione, erano stati Jonas Vingegaard, Filippo Ganna e Giulio Ciccone.

Storer spiega meglio: «È chiaro che non puoi pensare di prendere i voti di ogni corridore in gruppo o fare un dibattito sulla questione mentre pedali a 50 chilometri all’ora. Però non penso nemmeno che sia corretto dire “il gruppo ha deciso per la neutralizzazione”».

Come si può fare, allora? «È dura scegliere cosa fare in quelle situazioni perché dipende soprattutto dalla direzione che vuoi far prendere al ciclismo. Da una parte, per uno sport di velocità, è più naturale non neutralizzare niente. Si prendono i tempi all’arrivo e basta. Ma così facendo tutti vanno sempre al limite e, nel caso di una volata, ti ritrovi scalatori e corridori di classifica a lottare nelle prime posizioni del gruppo. Questo, chiaramente, aumenta i rischi».

L’australiano conclude: «Per una corsa a tappe non è bello perdere corridori da classifica. Se un Giro perde uno di quelli che è nei primi cinque della generale, perde anche in interesse, almeno parlando della sfida per quelle posizioni. Quindi è dura decidere cosa fare in questi casi. Alla fine dipende da dove vuoi tirare la linea fra la sicurezza dei corridori e la corsa vera e propria».