Il dominio di Tadej Pogacar nella prima metà del Tour de France aveva lasciato presupporre un trionfo senza limiti. Eppure, nell’ultima settimana, lo sloveno ha spento i motori, suscitando domande. Ora Michael Storer, corridore della Tudor e protagonista di fughe in quel Tour, svela retroscena inediti durante il podcast Domestique Hotseat: Pogacar avrebbe volontariamente rinunciato a vincere almeno una tappa per ragioni tattiche… e di immagine.
Storer si concentra sulla tappa 14, conclusasi a Superbagnères con il successo di Thymen Arensman: «La UAE ha tirato tutto il giorno, ma sull’ultima salita Pogačar non ha mosso un dito. Mi hanno detto che il pubblico lungo la strada aveva iniziato a fischiare, e la squadra ha preferito che non vincesse per non esasperare i tifosi francesi». Una scelta che, secondo l’australiano, avrebbe influenzato anche le tappe successive: «Sembravano aver deciso di non voler vincere tutto».
Storer, esperto di fughe, contesta la logica: «Se sai già che non vuoi la tappa, perché massacrare i tuoi gregari? Alla UAE erano esausti a fine Tour, incluso Tadej. Non chiamerei questo ‘atteggiamento difensivo’», aggiungendo un velato riferimento alle dichiarazioni del DS Matxin, che aveva parlato di noia tattica per Pogacar.
L’australiano riflette sul ciclismo moderno: «Oggi se i big lasciano scappare la fuga, è come se ti dessero la vittoria. Ma quando resisti nonostante loro, quella vittoria vale doppio». Con un’amara ironia, chiude: «Alla Vuelta 2025, senza Pogacar, forse rivedremo fughe da 10 minuti… Ma io non ci sarò».














