Del Toro domina, Ayuso c’è, Seixas impara: cosa ci ha detto il Tour Auvergne – Rhône-Alpes

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Paul Seixas e Isaac del Toro al Tour Auvergne-Rhône-Alpes (foto: ASO/Gaëtan Flamme)
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È cambiato il nome, ma non la sostanza: che lo si chiami Giro del Delfinato (com’era fino all’anno scorso) oppure Tour Auvergne – Rhône-Alpes, si tratta sempre di un test importantissimo, di una vera e propria prova generale per il Tour de France. È vero, mancavano alcuni dei campioni più attesi a luglio – come Pogacar, Vingegaard, Evenepoel e Lipowitz – ma anche quest’anno questa settimana francese ci ha dato indicazioni preziose su alcuni grandi protagonisti che vedremo in azione alla Grande Boucle. Ecco, quindi, cosa ci ha detto questo Tour Auvergne – Rhône-Alpes.

Del Toro senza rivali

In Francia, del Toro ha ottenuto la sua terza vittoria in quattro corse a tappe affrontate in stagione: prima l’UAE Tour, poi la Tirreno-Adriatico, adesso l’ex Delfinato, dopo un’unica battuta d’arresto (dovuta a problemi fisici) al Giro dei Paesi Baschi. Al Tour Auvergne – Rhône-Alpes abbiamo visto probabilmente il del Toro più convincente di tutto il 2026: Isaac aveva vinto con grande sicurezza anche negli Emirati Arabi e nella Corsa dei due Mari, ma non aveva mai inflitto simili distacchi ai rivali. L’unico ad arrivare entro il minuto nella classifica finale è stato Tuckwell, grazie alla fuga della sesta tappa; tutti gli altri, da Ayuso in giù, sono finiti molto lontani.

Un del Toro così dominante fa paura anche in ottica Tour: addirittura, il messicano ha dichiarato che pensa di poter migliorare ancora, e di non essersi sentito al suo massimo in questi giorni. Alla Grande Boucle, però, Isaac non avrà carta bianca: il suo compito, naturalmente, sarà quello di scortare Tadej Pogacar sulle grandi salite. Per lo spettacolo è un peccato, perché sarebbe stato bello vedere il messicano giocarsi le sue carte a viso aperto; non è detto, però, che Isaac non possa comunque togliersi delle grandi soddisfazioni a luglio. Nel 2023 Adam Yates, pur lavorando per Pogacar, salì sul podio di Parigi: se ci è riuscito il britannico, che è un ottimo regolarista ma non ha mai mostrato i picchi del messicano, ce la può fare sicuramente anche Isaac. Molto, naturalmente, dipenderà dal livello di Pogacar: se lo sloveno risulterà nettamente superiore a Vingegaard come negli ultimi due anni, del Toro nella terza settimana potrebbe anche essere esonerato dai compiti di gregariato, e lottare per la propria classifica.

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Il podio finale del Tour Auvergne – Rhône-Alpes: primo del Toro, secondo Tuckwell, terzo Ayuso (credit: ASO/Gaëtan Flamme).

Ayuso è tornato

Dopo una primavera complicata, Juan Ayuso aveva un gran bisogno di un risultato di rilievo in questo Tour Auvergne – Rhône-Alpes: il terzo posto finale, con due piazze d’onore nelle due frazioni più dure, può lasciarlo soddisfatto, anche se lo spagnolo è stato molto duro con sé stesso dopo la tappa del Grand Colombier («Ho attaccato troppo presto, sono stato stupido»). Nella Lidl-Trek Juan è finalmente capitano unico (proprio per questa maggiore libertà ha lasciato la UAE), e in questi giorni ha corso proprio da leader, mettendo a tirare la squadra e prendendo in mano la situazione anche lontano dal traguardo.

Del Toro si è dimostrato inarrivabile, ma tutti gli altri (se escludiamo Tuckwell, avvantaggiato dalla fuga) si sono dimostrati inferiori allo spagnolo. L’Ayuso che abbiamo visto in questa settimana può salire sul podio del Tour? Non è detto: dobbiamo infatti considerare che al Tour Auvergne – Rhône-Alpes mancavano i grandi capitani della Red Bull (Evenepoel e Lipowitz), senza dimenticare che Seixas (da molti considerato il grande favorito) è stato costretto al ritiro. Juan, però, ha ancora tre settimane per crescere ulteriormente di condizione e farsi trovare pronto per il Grand Départ di Barcellona: intanto era importante battere un colpo, e lo spagnolo ci è riuscito.

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Sul Grand Colombier, Ayuso ha scelto di attaccare da lontano: si è trattato di un errore, per sua stessa ammissione (credit: ASO/Gaëtan Flamme).

Seixas, sbagliando si impara

Che Paul Seixas sia un predestinato non è in discussione: a nemmeno 20 anni, il gioiellino francese in primavera ha dominato il Giro dei Paesi Baschi e la Freccia Vallone, arrendendosi solo a Pogacar sia alla Strade Bianche che alla Liegi-Bastogne-Liegi. Questi risultati, uniti agli oltre 40 anni di digiuno francese sulle strade del Tour de France, hanno alzato a dismisura le attese e le pressioni nei confronti del giovane fenomeno transalpino. In un percorso di crescita, però, sono normali le battute d’arresto e gli errori da cui trarre esperienza: in questo Tour Auvergne – Rhône-Alpes, Seixas ha imparato che, anche se si è dotati di un talento fuori dal comune, nel ciclismo non c’è nulla di scontato.

Anche prima della caduta della settima tappa, per Paul non era andato tutto secondo i piani. Nella prima frazione, la Decathlon ha preso in mano la situazione fin dai primi chilometri ritrovandosi però a corto di uomini sulla salita finale, consentendo così a Baudin di vincere la tappa e ad alcuni rivali per la classifica di guadagnare qualche secondo nel caotico finale. Nella cronosquadre, un ritmo troppo forte imposto dal gioiellino francese ha messo in difficoltà Bissegger, staccato fin dai primi chilometri; Hoole, poi, ha dovuto platealmente indicare al capitano di rallentare. Nella sesta tappa, infine, la formazione francese si è fatta sfuggire un’enorme fuga di 60 corridori, con dentro Tuckwell che è addirittura salito sul podio finale (l’australiano si dimostra ancora molto abile nell’infilarsi nelle fughe giuste, come già successo al Giro Next Gen dell’anno scorso).

E poi è arrivata la caduta, una caduta della quale lo stesso Seixas si è preso la piena responsabilità, chiedendo scusa ai compagni e agli avversari che ha rischiato di far finire a terra. La rimonta è stata eroica (ottimo il lavoro della squadra), ma sul Grand Colombier le fatiche e le conseguenze del capitombolo si sono fatte sentire. Coraggiosa, infine, la scelta di schierarsi comunque al via della tappa finale, anche se forse sarebbe stato più prudente non partire, visto poi il ritiro dopo pochi chilometri. Paul ha vissuto un Tour Auvergne – Rhône-Alpes completamente diverso dalle sue aspettative, ma ha imparato lezioni preziose che gli serviranno per il prosieguo della sua carriera, a partire dal Tour de France.

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Seixas ha preso il via dell’ultima tappa, ma ha dovuto alzare bandiera bianca dopo pochi chilometri (credit: ASO/Gaëtan Flamme).

Visma in chiaroscuro

In questo Tour Auvergne – Rhône-Alpes non c’era Vingegaard, reduce da un Giro d’Italia dominato, ma la Visma|Lease a Bike portava comunque una squadra di tutto rispetto, guidata da Matteo Jorgenson, a caccia di una buona classifica, e da Wout Van Aert, di ritorno alle competizioni dopo il trionfo di Roubaix. Il bilancio finale della corazzata olandese parla di due vittorie di tappa (la cronosquadre e poi quella di Van Aert in volata), ma non tutto è andato secondo i piani: Jorgenson ha perso il podio proprio all’ultima tappa, Hagenes e Nordhagen si sono ammalati e ritirati, e soprattutto preoccupano le condizioni di Van Aert, alle prese con un’infezione al gomito che lo ha costretto a lasciare la corsa e che, al momento, gli impedisce di partire per l’altura con gli altri compagni.

La formazione olandese si consola con le buone indicazioni arrivate da Affini e da Armirail, che dovrebbero entrambi far parte della selezione per il Tour; lo stesso Jorgenson, pur non essendo riuscito a salire sul podio finale, si è dimostrato ancora una volta un corridore solido e affidabile. Anche Hagenes prima dei problemi di salute ha dato ottimi segnali, tanto che – secondo le ultime indiscrezioni – la Visma ha deciso di portarlo alla Grande Boucle. Ai cinque uomini provenienti dal Tour Auvergne – Rhône-Alpes (Armirail, Affini, Hagenes, Jorgenson e – salvo ulteriori complicazioni – Van Aert) si aggiungeranno per il Tour i tre reduci dal Giro, cioè Vingegaard, Campenaerts e Kuss.

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La Visma|Lease a Bike ha conquistato la cronosquadre di Perreux (credit: ASO/Gaëtan Flamme).

Allarme Netcompany Ineos

La Netcompany Ineos schierava al via di questo Tour Auvergne – Rhône-Alpes tutti e tre i suoi potenziali capitani per il Tour de France, ma nessun corridore della formazione britannica è entrato nei primi dieci della generale. A uscirne peggio di tutti è Oscar Onley, caduto nel finale della sesta tappa; lo scozzese si è ritirato con una lussazione della spalla e diverse ferite alla gamba, ed è da capire se riuscirà a recuperare per la Grande Boucle. Sarebbe potuta andare molto peggio, comunque: il team manager Brailsford, infatti, ha rivelato a Wielerflits che solo l’impatto con un albero, per fortuna, ha fatto sì che Oscar non precipitasse in un burrone di decine di metri.

Kévin Vauquelin, invece, la corsa l’ha conclusa, ma il quindicesimo posto finale non può lasciarlo soddisfatto: il francese ha iniziato bene, ma nelle ultime tre tappe è andato in difficoltà quasi su ogni salita. Carlos Rodriguez ha invece chiuso ventesimo, mostrando se non altro un buono spirito battagliero nelle ultime tappe; il sesto posto nell’ultima frazione, dopo una lunga fuga, è il suo miglior risultato stagionale nel World Tour.

È chiaro, però, che al Tour ci vorrà ben altro per lottare per un piazzamento di rilievo (ricordiamo che l’anno scorso Onley è stato quarto e Vaqueulin settimo, mentre Rodriguez era stato quinto nel 2023): vedremo se in queste tre settimane i tre capitani riusciranno a ritrovare il colpo di pedale giusto. L’obiettivo, a luglio, sarà riportare la formazione britannica sul podio della Grande Boucle, che manca dal terzo posto di Geraint Thomas nel 2022: ricordiamo tra l’altro che il Tour, un tempo, era il terreno di caccia preferito della allora Sky, che vinse sette edizioni in otto anni tra il 2012 e il 2019 con i vari Wiggins, Froome (quattro volte), Thomas e Bernal.

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Kévin Vauquelin, qui impegnato nella cronosquadre, ha chiuso quindicesimo nella classifica finale (credit: ASO/Gaëtan Flamme).