Peter Sagan non usa giri di parole. L’ex campione del mondo, 121 vittorie in carriera tra cui tre titoli iridati, Roubaix e Fiandre, ha raccontato la sua visione del ciclismo attuale a Het Nieuwsblad. E il verdetto è impietoso: Tadej Pogačar è talmente superiore da rendere le corse «in un certo senso noiose».
«A meno che non gli taglino le gambe prima di domenica, chi potrà batterlo?“, si chiede lo slovacco. “Dovrebbero lasciarlo gareggiare in una categoria a parte. Il WorldTour è troppo piccolo per lui. Non si può dire altrimenti».
Per Sagan, la Milano-Sanremo è stata l’unica corsa interessante di questa stagione. Non certo per merito della lotta, ma perché Pogacar è caduto. «C’è una sola ragione per cui la Milano-Sanremo è stata interessante quest’anno: perché è caduto e all’improvviso abbiamo avuto una bella battaglia. Nemmeno io avrei mai pensato che avrebbe attaccato ancora sulla Cipressa dopo la caduta. Ma Tadej è abbastanza folle da fare anche questo».
Lo slovacco ammette che per Pogacar le corse «sono come giocare alla PlayStation. Anzi, persino più facili». E poi aggiunge: «Per quanto fosse bello da vedere alla Milano-Sanremo, il resto del tempo è altrettanto noioso».
Sagan traccia un paragone con la sua epoca: «Tadej se ne va a 120 km dall’arrivo. I tempi sono cambiati. Io ero molto più intelligente. Mi piaceva vincere le gare, ma non mi piaceva soffrire. Se potevo scegliere tra un attacco da lontano o restare nel gruppo per altri 50 km e poi attaccare, sceglievo la seconda opzione. Era più facile. Meno dolore».
A carriera conclusa, il 36enne ha le idee chiare su cosa conta davvero. «Ne ho già parlato con lui una volta. Lui ha vinto molto più di me, ma la vita che sta conducendo ora è quella che conducevo io dieci anni fa. Posso dargli solo un consiglio: vivi la tua vita e la tua carriera come vuoi tu. Non è facile quando si è dentro. La pressione che ti opprime, le tante persone che vogliono usarti o sfruttarti: è difficile gestirlo e continuare a capire cosa è importante per te».













