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Liberiamo Finn dall’ingombrante paragone con Seixas

Era il 4 settembre del 2024 e nella prima tappa del Giro della Lunigiana Paul Seixas anticipava Lorenzo Finn in una volata a due. Il francese si sarebbe aggiudicato anche la classifica generale, con l'italiano secondo per soli 6" (foto Duz Image/Bertoloni)
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Le strade di Paul Seixas e di Lorenzo Finn hanno cominciato ad intrecciarsi con una certa regolarità a partire dal 2024. Erano entrambi alla seconda stagione tra gli juniores e puntavano sostanzialmente agli stessi obiettivi. Al Giro della Lunigiana, il francese batté l’italiano di 6” appena. Venti giorni più tardi, ai campionati del mondo di Zurigo, i loro risultati furono speculari: Seixas vinse la cronometro lasciando Finn al settimo posto, il ligure si rifece dominando la prova in linea e relegando il transalpino, congelato nel maltempo, alla settima piazza. D’estate, a metterli d’accordo, ci aveva pensato un altro loro talentuoso coetaneo: Albert Withen Philipsen, che anticipò Seixas di 51” e Finn di 3’05”.

Le somiglianze tra Seixas e Finn non si esauriscono, però, soltanto negli ordini d’arrivo. Sono entrambi due corridori completi, principalmente dei passisti-scalatori, che hanno nei percorsi più duri il loro terreno d’elezione. Sono simili per altezza (circa 1,85 Seixas, leggermente più basso Finn) e peso (intorno ai sessantaquattro chili per tutti e due). Il francese è passato professionista con la Decathlon, la galassia di cui faceva parte fin dalle categorie giovanili. Finn si appresta a compiere lo stesso passo con la Red Bull. Seixas è nato a settembre, l’italiano a dicembre, ma l’anno è il medesimo: il 2006. Entrambi campioni nazionali tra gli Under 23 (ma il francese solo a cronometro, mentre Finn nel 2024 siglò la doppietta), almeno fino a qualche mese fa veniva naturale menzionarli se non nella stessa frase, quantomeno nella solita conversazione. Invece negli ultimi tempi è successo che Seixas è passato da essere un giovane di bellissime speranze ad uno dei professionisti più forti, temuti e costanti del gruppo.

Nonostante una prima parte di stagione a dir poco promettente da parte del francese, fino all’agosto scorso il dualismo tra i due aveva ancora ragione d’esistere: un Seixas in condizioni tutt’altro che perfette riuscì comunque a conquistare il Tour de l’Avenir, ma Finn chiuse quarto a soli 47”. Che il francese fosse più avanti era evidente già allora, quello che non era prevedibile è che sarebbe progredito con una rapidità tale da sconcertare i suoi stessi direttori sportivi: all’inizio di ottobre terminò al terzo posto la prova in linea degli europei dei professionisti, un anno dopo aver chiuso sempre al terzo posto quella degli juniores. Da lì in poi, la forbice si è allargata: mentre Finn trionfava in solitaria a San Daniele del Friuli con addosso la maglia di campione del mondo degli Under 23, Seixas con il suo settimo posto al Lombardia diventava il più giovane dal 1917 a entrare tra i primi dieci di una classica monumento.

I primi due mesi scarsi di gare non hanno fatto altro che confermare la tendenza. Seixas ha vinto le sue prime due gare tra i professionisti, finendo secondo sia alla Volta ao Algarve che alla Strade Bianche. Anche Finn ha debuttato vincendo la cronosquadre del Trofeo Ses Salines al fianco di Evenepoel, Lipowitz, Denz, Cattaneo, Moscon e Van Gils, salvo poi ritirarsi dal Trofeo Serra Tramuntana e terminare centoduesimo alla Figueira Champions Classic e trentacinquesimo al Giro di Sardegna a 10’42” dal vincitore Zana. Il francese tornerà in gara al Giro dei Paesi Baschi, prima di misurarsi sugli strappi della Freccia Vallone e della Liegi-Bastogne-Liegi: allora capiremo se debutterà al Tour de France. Anche Finn correrà tra i professionisti: alla Milano-Torino, alla Coppi e Bartali e al Tour of the Alps. I suoi obiettivi rimangono il Giro Next Gen, il Tour de l’Avenir e il campionato del mondo. Tra Coppi e Bartali e Tour of the Alps volerà in Belgio per partecipare anche lui alla Liegi, ma quella riservata agli Under 23.

Se i paragoni lasciano sempre il tempo che trovano, ormai è bene interrompere anche il gioco delle somiglianze. Seixas e Finn, almeno in questa fase, hanno poco in comune. Nessuno ha la certezza che la Decathlon non stia esagerando con il francese, ma come si fa ad impedire ad un ragazzo di diciannove anni di arrivare secondo alla Strade Bianche se ha già le capacità per farlo? Come si può chiedere alla Francia, la nazione che organizza il Tour e che brama la maglia gialla da più di quarant’anni, di far finta di niente? Sono delle responsabilità enormi, mostruose, che tuttavia Seixas non può scansare. Anche Finn avrà i suoi pensieri: tra gli Under 23 è il riferimento assoluto e li avrà praticamente tutti contro. Al netto della folgorante ascesa di Seixas, il ligure rimane un talento cristallino da tutelare: evitando, ad esempio, un confronto deleterio e logorante che sembra aver fatto il suo tempo.