Seixas sul problema sicurezza: «Casi come quello di Finlay Tarling non dovrebbero mai succedere»

Seixas
Paul Seixas quest'anno è stato quarto al Tour de France.
Tempo di lettura: 2 minuti

Vi ricorderete la protesta capeggiata da Remco Evenepoel al via del Lombardia, quando tutto il gruppo di corridori ha chiesto maggiore sicurezza durante le corse, visto anche quanto successo a Finaly Tarling alla Vuelta a Portugal, dove ha perso la vita a causa di una collisione con un’auto.

Ad alzare la voce a questo giro ci ha pensato Paul Seixas. Intervenuto al programma “Clique” su Canal+, il corridore francese ha ribadito proprio quanto espresso da Remco Evenepoel in quell’occasione: «Onestamente, è terribile. Il problema è che non è l’unico. Inoltre, ho corso insieme a lui (Tarling, ndr), e la cosa mi tocca profondamente. Mi ha colpito molto già all’epoca; ciò che è davvero terribile è pensare: “Ecco un altro ciclista che ha perso la vita in una corsa quest’anno”».

Seixas non ha usato mezzi termini nel descrivere la serietà della richiesta espressa dal gruppo, ammettendo quanto possa essere crudele e spaventoso il ciclismo agonistico: «Credo che la cosa abbia colpito davvero tutti, ogni corridore. È in momenti come questo che ci si rende conto di come, a volte, esistano dei problemi organizzativi concreti. Gli organizzatori fanno del loro meglio, non è questo il punto, ma forse servirebbero standard più rigorosi. Al Lombardia abbiamo protestato, fermandoci per cinque minuti all’inizio della corsa. L’accaduto è estremamente grave. Ne risentono le famiglie. È gravissimo che una cosa del genere sia successa durante una gara. Un’organizzazione professionale, corridori che perdono la vita: fa paura».

Il classe 2006 ha poi espresso un concetto semplice quanto efficace, sottolineando che una morte come quella di Tarling è qualcosa che semplicemente non dovrebbe mai accadere: «Diciamo che a volte si prova un po’ di tensione, ma non arrivi a pensare che sia in gioco la tua vita. Quando sei in gruppo, magari in un falso piano in discesa a 80 km/h, un po’ di paura la provi. Certo, a volte subentra il nervosismo: è questo che crea tensione e genera situazioni di pericolo. Quando si cade, è vero, ci si può far male, ma su strada, personalmente, non ho mai riportato fratture o distorsioni, non mi è mai successo nulla di grave. Qualche graffio, sì, quello mi è capitato spesso, anche parecchie volte. Ma di solito te la cavi sempre. Certo, nella storia ci sono state cadute gravissime, ma che un corridore perda la vita in questo modo, durante una gara… è qualcosa che non dovrebbe mai succedere».