Geoghegan Hart: «È il primo inverno normale da quando sono in squadra»

Geoghegan Hart
Tao Geoghegan Hart alla Tirreno-Adriatico (foto: LaPresse)
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Per Tao Geoghegan Hart, la parola “normalità” ha un sapore quasi rivoluzionario. Il vincitore del Giro d’Italia 2020, oggi alla Lidl-Trek, ha trascorso gli ultimi anni inseguendo un fantasma: quello del corridore che era, sepolto sotto una valanga di infortuni, malattie e imprevisti. Firmò da infortunato nel 2023, e da lì in poi è stato un calvario.

Ma il 2026, giura, è diverso. «È il primo inverno normale che ho da quando sono nella squadra – racconta il 30enne londinese a CyclingWeekly – Ero davvero in forma fino a gennaio, poi un piccolo malanno, ma nulla di grave. Ho concluso bene la scorsa stagione in Cina, e senza interventi né riabilitazioni è stato facile ripartire».

Il paragone con il Geoghegan Hart che incantò al Giro 2020 è inevitabile. «Fisicamente e con i numeri, da anni non ho più problemi – spiega – Ma trasformare tutto in prestazioni è un’altra cosa. Non ho avuto un solo giorno in bici in cui le gambe fossero davvero magiche o mi sentissi alla grande negli ultimi anni».

Sugli obiettivi per il 2026, Geoghegan Hart preferisce il pragmatismo: «Non penso troppo ai prossimi passi. Concentrarmi sul mettermi in gioco e fare chilometri è più importante. Poi vedremo come si svilupperà la mia posizione nei prossimi mesi». Una cautela che nasce dall’esperienza, quella stessa esperienza che oggi considera un valore aggiunto: «Usiamo la parola leader in modo strano nel ciclismo. Un corridore con le gambe buone non è necessariamente un leader. Sono due cose diverse».