
«Nella terza tappa dell’AlUla Tour avevo solo un compito - racconta Davide Stella - e cioè scortare i miei capitani nelle prime posizioni all’imbocco della salita finale. A circa dieci chilometri dall’arrivo c’era un tratto di discesa, e andavamo velocissimi. Ero concentrato sulle curve e guardavo la strada 15 metri avanti a me, per calibrare le traiettorie. Sulla carreggiata c’erano i cosiddetti “occhi di gatto” per la visibilità: lì sono molto più grandi di quelli europei, probabilmente perché in media sono più grandi anche i mezzi. Purtroppo non ne ho visto uno all’interno di una curva, e l’ho preso in pieno: la ruota è esplosa e sono andato dritto»…
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