Pellizzari in copertina di BS: il Giro ti porge una rosa

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I gattopardi del grande ciclismo hanno fatto le loro scelte delineando quelle che saranno le gare che andranno ad affrontare in questo 2026 appena cominciato. I programmi sono stati più o meno svelati e i calendari dei protagonisti, da Pogacar in giù, sono stati annunciati nel corso dei primissimi training camp che in tanti hanno svolto sulle più miti coste della Spagna.

Conferme, sorprese e dubbi hanno cominciato così a circolare tra addetti ai lavori e tifosi aprendo dibattiti destinati ad animare i giorni (per fortuna sempre meno) che ancora ci separano dall’avvio di una stagione che, come tradizione vuole, decollerà dalle calde terre del Down Under di Adelaide.

Il Tour prima, il Giro poi e, infine, la Vuelta hanno gettato la maschera calando sul piatto tutto il loro fascino, il loro prestigio e, ovviamente, le loro insidie tentando (chi più e chi meno) i protagonisti a partire dai mitici “Fab 4” (Pogacar, Evenepoel, Van der Poel e Van Aert) che alle strade del Giro preferiranno, salvo sorprese dell’ultima ora, quelle del Tour.

Okay, ci sta, sebbene il no di Remco alla sfida rosa ci abbia lasciato spiazzati perché il tracciato (l’ultimo disegnato da Mauro Vegni) sembrava strizzare l’occhio al bicampione olimpico di Parigi 2024. Un percorso non così duro, una sola cronometro ma di quaranta chilometri e, soprattutto, un palcoscenico non particolarmente ricco di pretendenti al successo non sono bastati infatti a convincere il belga che, al pari di Ayuso e del Toro (altre due defezioni difficili da digerire), ritenterà il grande assalto alla maglia gialla del Tour.

Peccato perché Evenepoel contro il sempre più certo Vingegaard avrebbe arricchito lo spettacolo di un Giro che, a questo punto, spalanca le sue braccia al nostro Pellizzari.

E questa sì, cari lettori, che è una gran bella notizia perché il giovane scalatore marchigiano ha tutte le carte per farci sognare illuminando non solo una corsa che potrebbe definitivamente consacrarlo nell’olimpo dei più grandi ma risvegliando anche un intero movimento che non aspetta altro che la nascita di un campione al quale affidarsi.

E allora, forza Giulio! Che il tuo 2026 illumini il nostro sentiero e quello del ciclismo azzurro.