È andato in archivio il primo mondiale di Marco Velo da commissario tecnico della nazionale femminile, e l’amarezza è palpabile nella sua voce e nei suoi occhi lucidi: più di fastidio che di dispiacere, a dire la verità.
«È frustrante salire in ammiraglia e sapere che non avendo le radioline sarà quasi impossibile parlare con le atlete. Ad un certo punto abbiamo chiesto di poter passare per dire alla Malcotti che le conveniva aspettare il rientro della Longo Borghini, ma non ci è stato concesso. Peccato, a volte mi viene da pensare che sarebbe meglio guardare le corse alla televisione».
Però, Marco, l’impressione è che Elisa non stesse così bene: lei stessa si è assunta le responsabilità del risultato non all’altezza.
«Sarà, devo ancora parlarci e non voglio sentenziare prima di sapere, stiamo parlando di una campionessa. Magari non ha vissuto la sua miglior giornata, ma nessuno l’ha mai staccata e ogni volta che attaccava le rimanevano alla ruota le due o tre altre favorite della vigilia. Van der Breggen, per dire, è naufragata».
Ti aspettavi che i grandi nomi si marcassero in questa maniera?
«No davvero, mai lo avrei immaginato. Peccato, perché secondo me hanno buttato via un mondiale perfetto per loro. Mi sarebbe piaciuto che avessero partecipato maggiormente all’inseguimento delle attaccanti».
La vostra tattica era convincente?
«Ripeto, dovremo fare una riunione prima di cena a delusione smaltita e capiremo cosa non ha funzionato. Col senno di poi, considerando il disinteresse mostrato da altre nazioni, potevamo anche risparmiarci di tirare un po’…».













