Vuelta, Tiberi inciampa di nuovo: occasione per ripartire, non per arrendersi

Tiberi con i compagni della Bahrain Victorious nella 7ª tappa della Vuelta (Foto Unipublic / Cxcling / Antonio Baixauli)
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Da quanto Antonio Tiberi ha fatto il suo rientro nel World Tour a metà 2023 con la Bahrain-Victorious, non si è fatto altro che accostarlo al titolo di “nuovo Nibali”. Ma perchè?

Nelle due stagioni e mezza in maglia Trek-Segafredo, con cui è diventato professionista, Tiberi non ha mai “sfondato” nelle classifiche generali. E a differenza di altri corridori che al primo grande Giro (solitamente la Vuelta) hanno sorpreso con piazzamenti nei piani alti della classifica, Antonio ha raccolto un onesto 91° posto. L’anno successivo è arrivato 18°.

Nel 2024, effettivamente, è partito da un ottimo Tour of the Alps (terzo in generale) per arrivare a condurre un eccellente Giro d’Italia (quinto nella corsa rosa di Tadej Pogacar). La sua Vuelta di quell’anno è finita presto, al Giro 2025 è uscito di classifica a causa di una caduta che ha compromesso il resto della corsa.

E se fosse vero come detto da Beppe Martinelli, che ad Antonio Tiberi si sta chiedendo più di quanto lui riesca a fare?

Senza fraintenderci, le qualità di Antonio Tiberi sono davvero ottime ma magari ha bisogno di più tempo di qualcun altro per diventare un uomo da grandi Giri. O magari è un grande scalatore, ma non fatto per le corse da tre settimane. Il ciclismo degli ultimi anni più che mai lo sta insegnando: non tutti crescono allo stesso modo e qualcuno ha bisogno di più tempo per trovare la propria dimensione, senza farsi trasportare dalle ali dell’entusiasmo.

Prendiamo ad esempio il suo braccio destro Damiano Caruso: ha passato buona parte della sua lunga carriera a fare il gregario di lusso e quella volta che al Giro d’Italia 2021 gli hanno lasciato carta bianca, in meno di una settimana ha salvato la classifica generale arrivando secondo a 34 anni.

Non significa che Tiberi debba aspettare fino a quell’età per cogliere un risultato simile, ma che certe parabole non si possono prevedere a ventiquattro anni appena compiuti.

Nel frattempo, se lui e il ct hanno il mondiale di Kigali in mente, una pressione (la maglia rossa) Antonio se l’è tolta. Può imparare da Juan Ayuso e andare a caccia di qualche tappa e intanto meditare sul fatto che nelle corse più corte va davvero bene.

Quest’anno terzo alla Tirreno-Adriatico, secondo al Tour de Pologne. L’anno scorso primo al Giro del Lussemburgo, terzo al Tour of the Alps, ottavo al Catalunya. La stagione ancora precedente settimo all’UAE Tour, ottavo al Tour Down Under. Quinto alla Coppi e Bartali 2022, terzo al Giro di Ungheria 2021.

Forse è il momento di alleggerire la pressione e lasciare che Tiberi diventi semplicemente… Tiberi. Non il nuovo Nibali, ma un corridore con margini di crescita, un futuro ancora aperto e la possibilità di scrivere il suo copione senza etichette. E se ha avuto tre scivoloni consecutivi, che non siano una condanna ma uno spunto da cui ripartire.