
I numeri e le statistiche saranno anche freddi, ma raccontano sempre qualcosa. Jakob Omrzel ha vinto il Giro Next Gen con una media oraria complessiva superiore ai quarantré chilometri. La prima ora dell’ultima tappa, quando nelle gambe c’erano già più di novecento chilometri accumulati in una settimana, è stata sbriciolata a circa cinquantaquattro chilometri. Delle otto frazioni totali, le uniche due non conquistate da un corridore di un vivaio internazionale se le sono spartite le due formazioni italiane più importanti: la Biesse-Carrera-Premac, che ad Acqui Terme ha esultato grazie ad Agostinacchio, e la Mbh Bank-Ballan, che ha trionfato il giorno dopo a Prato Nevoso con Novak.
Un’idea piuttosto precisa della solidità di certe formazioni è testimoniata dal numero di corridori che hanno saputo portare a termine la corsa. Uae Gen Z, Tudor Under 23, Mbh Bank-Ballan, Lidl-Trek Future Racing, Vf Group-Bardiani Csf, Visma|Lease a Bike Development, Petrolike, Wanty-Nippo-ReUz, Soudal Quick-Step Development, Hagens Berman Jayco, Bahrain-Victorious Development, Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies e Lotto Kern-Haus non hanno registrato abbandoni: i loro cinque corridori, senz’altro stanchi e magari alcuni anche malconci, sono arrivati a Pinerolo. Altri vivai hanno incassato soltanto un ritiro: Widar per la Lotto, Verbrugghe per la Israel, Barhoumi per la Decathlon, Fofonov per la Xds Astana, Sumpik per la Picnic, Reef per la Groupama. Una sola defezione, quella di Tommaso Bessega, anche per la Biesse-Carrera-Premac.

Il bilancio si fa più magro se ci si concentra sulle altre formazioni italiane: due ritiri per Padovani, Aran Cucine, Campana Imballaggi e Hopplà; tre per Solme-Olmo e Beltrami; infine, quattro per la Mg.K Vis e addirittura cinque per il Sissio Team, senza più atleti in gara nelle ultime quattro tappe. Ad onor di cronaca, va segnalato che General Store, Technipes e Trevigiani hanno portato in fondo quattro atleti, come una buona parte delle development. Ma che il movimento italiano abbia patito l’urto contro la placca internazionale è evidente.
La domanda sorge spontanea: per alcune delle formazioni sopracitate era davvero necessario partecipare (sfortunatamente per loro) all’edizione più dura del Giro Next Gen? No, non lo era. Quel che già s’immaginava alla vigilia è stato inesorabilmente confermato dai fatti. Decidere di prendere parte ad una corsa soltanto perché prestigiosa non è solo poco lungimirante, ma controproducente. Corridori che a malapena riescono a mettersi in mostra nel calendario nazionale, durante il Giro hanno fatto fatica a rimanere agganciati alla coda del gruppo consapevoli che per loro non ci sarebbe stata nessuna possibilità di riscatto. È terribile da dire, ma la loro è stata una fatica inutile, poiché nelle prossime settimane torneranno comunque a vincere i soliti noti. Sarebbe già tanto se qualcuno di loro avesse capito che incaponirsi con l’ossessione del professionismo non vale la pena, meglio cominciare a immaginare e a costruire un futuro più concreto.

Anche tra i professionisti capita di assistere a prestazioni mediocri offerte da realtà evidentemente non all’altezza della manifestazione a cui stanno prendendo parte, ma in un mondo in cui girano milioni e milioni di euro certe partecipazioni vanno lette come una questione di sopravvivenza.
Tra gli Under 23, invece, non funziona così. Ci sono sponsor che investono da decenni per pura passione, oppure perché interessati soprattutto a fare incetta di risultati nelle gare nazionali. A differenza di quanto accade nella massima categoria, tra gli Under 23 la presenza al Giro non è una discriminante così decisiva da influenzare le scelte di uno sponsor. Difficilmente capiterà di sentir raccontare che un’azienda ha chiuso i rubinetti perché la formazione che appoggiava non è stata invitata al Giro Next Gen.
E allora, di nuovo: perché certe squadre, già sapendo come sarebbe andata a finire, hanno ugualmente deciso di partecipare alla corsa rosa degli Under 23? Rifiutare l’invito e concentrarsi su obiettivi maggiormente alla portata non sarebbe stato un atteggiamento più maturo, più lucido e più coerente con le proprie possibilità? Non è vero che per migliorare è sufficiente scontrarsi con i più forti: chi viene buttato in mare senza saper nuotare come si deve, nell’ipotesi più rosea può sperare di tornare a riva annaspando.











