
«Atleticamente ho dovuto ricostruirmi letteralmente da zero durante l’inverno», ricorda incredulo Jakob Omrzel. Al Giro della Lunigiana dello scorso anno, infatti, lo sloveno fu vittima di un arresto cardiaco in seguito ad una caduta dopo una collisione con una motocicletta. È rimasto un mese in ospedale, ha ricominciato ad allenarsi seriamente a dicembre e oggi ha vinto il Giro Next Gen più combattuto degli ultimi anni.
Jakob, cosa provi adesso?
«Gratitudine verso la squadra, davvero senza di loro ora non sarei qui a parlare con voi giornalisti. E poi gioia, ovviamente, per aver realizzato l’obiettivo che ci eravamo prefissati fin dall’inverno».
Eri consapevole di poter vincere la maglia rosa?
«So di essere talentuoso e di poter fare belle cose, ma vincere una maglia rosa è un altro discorso. Stamattina ai ragazzi avevo detto: oggi vinco io. Me lo sentivo, diciamo, ma loro sono stati i primi a trasmettermi la fiducia di cui avevo bisogno».

Mattiussi, tuo direttore sportivo e preparatore, sostiene che tu sia una sorta di ingegnere. Perché?
«Il modo in cui ho vinto il Giro è il manifesto del mio ciclismo. L’ho capito correndo il Giro di Slovenia con i professionisti: non si vince soltanto con la forza, il ciclismo non è solo una questione di pura potenza. Io, infatti, vinco la maglia rosa senza aver conquistato tappe».
Adesso qual è il tuo prossimo obiettivo?
«Intanto vorrei riposarmi, anche se ho i campionati nazionali da affrontare. E poi sarò al Tour de l’Avenir e al campionato del mondo, altre due gare in cui vorrei lasciare il segno».
Qual è stata la chiave del tuo recupero dal brutto infortunio?
«Anche se in un primo momento avevo dubitato del mio ritorno a certi livelli, successivamente non ho mai smesso di credere di poter, un giorno, raccogliere risultati importanti come quello di oggi».












