Giro d’Italia, segnalare i pericoli e proteggere il capitano è fuori moda?

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Nel ciclismo iper-tecnologico di oggi, dove grandi investimenti consentono alle squadre di non negare nulla alle necessità dei propri corridori per ottenerne il miglior rendimento, bastano due gocce d’acqua per annullare tappe e togliere dalla scena alcuni protagonisti principali dell’evento compromettendone salute e rendimento.

Non è una cosa che si può accettare a cuor leggero. Ma i rimedi ci sarebbero… Tutte le squadre hanno un’ammiraglia che precede la corsa per visionare il percorso e segnalare gli eventuali pericoli che la strada propone. Possibile che non sia stato segnalato un fondo sdrucciolevole (per di più in una curva stretta) reso ancora più pericoloso per la pioggia?

Le previsioni meteorologiche sono ormai affidabili e vengono consultate con continuità dalle varie squadre. Perché, sapendo che l’asfalto del sud è più scivoloso, o anche solo prevedendo le insidie di una pioggia insistente, non si provvede a scegliere pneumatici con maggior grip? O magari più semplicemente ad abbassare la pressione per garantirsi una maggiore tenuta?

E infine perché, in situazioni di gara nervose o più semplicemente “delicate”, la squadra non si raccoglie a protezione del proprio capitano? Non sarà possibile per tutti stare davanti, ma almeno si può far correre il capitano in condizioni di maggior protezione e, quindi, di sicurezza.

Annullare una tappa (forse con eccessiva facilità), perdere alcuni protagonisti principali dello spettacolo, falsare la classifica con delle cadute significa fare un danno importante agli atleti, al pubblico e all’organizzatore e in un ciclismo che sfida continuamente la tecnologia per ottenere un rendimento sempre più affidabile è davvero inaccettabile.