Siamo tornati dalla Sanremo già da qualche giorno eppure abbiamo ancora negli occhi e nel cuore emozioni incredibili. Emozioni fortissime che ci hanno regalato quei tre Giganti della strada che dalle prime rampe della Cipressa fino all’ultimo metro del traguardo di via Roma se le sono date di santa ragione infiammando il pubblico (sia a bordo strada che incollato davanti alla tivù) come non accadeva da tempo.
Pogacar, Van der Poel, Ganna: attacchi e contrattacchi, recuperi e nuovi allunghi, taglienti sguardi di sfida e rientri assatanati di chi non ci sta ad arrendersi. Gli ultimi venti chilometri della Sanremo sono stati un crescendo di colpi di scena e pathos per una sfida a tre che ha esaltato tutti, anche gli stessi attori di una recita straordinaria. Sì, proprio così, anche loro. Perché a parte le energie spese, la fatica consumata e le gambe in acido lattico, sia Van der Poel che Ganna e Pogacar si sono divertiti, hanno respirato e vissuto quell’adrenalina che per un corridore, per ogni atleta di qualsiasi sport, è il sale della vita.
«Il ciclismo è gara», ci ripeteva pochi giorni fa Paolo Bettini. «Quando i Giganti del gruppo si incrociano, quando il duello diventa sublimazione di uno sport che proprio nella rivalità e nello scontro tra campioni ha scritto le sue pagine più epiche, è lì che il corridore trova gli stimoli che contano». Aveva e ha perfettamente ragione il campione olimpico di Atene 2004 e ha ancor più ragione quando, a proposito di Van Aert, si diceva incredulo nel non averlo visto al via né alla Strade Bianche né alla Tirreno né alla Sanremo.
Eh già, Wout Van Aert volontariamente “eclissato” sul Teide dove da settimane si allena in “clausura” preparando, tra tabelle e scalate solitarie, la sua campagna del Nord. Ma che cosa avrà pensato il campione belga vedendo dagli schermi della tivù la bellezza di questa Sanremo? E’ possibile che non si sia pentito nell’aver snobbato la Classicissima e il grande scontro con Van der Poel, Ganna e Pogacar? E’ possibile che ancora non abbia capito (così come sembrerebbe non lo abbiano capito nemmeno i suoi tecnici) che le grandi corse si corrono e si combattono anche perché (non solo dal punto di vista atletico ma anche a livello psicologico) sono molto più allenanti che prepararsi in solitaria lontano da tutto e da tutti? E’ possibile che nessuno riesca a far capire a Van Aert che l’adrenalina, gli stimoli, le certezze del confronto diretto e la preparazione che a 360 gradi ti dà una grande corsa, vale molto di più di estenuanti e isolati training camp in altura?
Mah, incomprensioni e misteri di un certo ciclismo che va dove per fortuna non vanno Campioni del calibro di Van der Poel, di Ganna e di Pogacar che con la loro straordinaria Sanremo ci hanno fatto vivere emozioni uniche che solo il ciclismo, quello vero, è in grado di dare.













