Chi si è messo in mostra al Tour of Oman è sicuramente Vinokourov: un cognome che suona noto a tanti, ma che bisogna imparare ad accostare al nome di Nicolas e non di Alexandre. Un metro e ottantacinque, 22 anni, kazako: è stato lui il vero protagonista della terza tappa, passando in fuga 178 dei 180 chilometri totali di cui 40 totalmente solo, fino a tre dal traguardo. Poi è stato preso e sorpassato dal gruppo, ma questa è un’altra storia.
«Quel giorno in fuga mi sono sentito bene, ho provato ad andare via da solo ma il finale era troppo difficile per me. Inoltre il vantaggio sul gruppo non era abbastanza per poter sognare una vittoria. Ovviamente ogni volta che si prova c’è la speranza di poter arrivare vincenti al traguardo, però già sapevo che per me sarebbe stato difficile. Ho creduto comunque tanto in me stesso, ho dato tutto e infatti il giorno dopo avevo un gran male alle gambe. Il caldo? No, non è stato un problema. Ho iniziato la stagione in Arabia Saudita all’AlUla Tour, quindi sono già abbastanza abituato. E poi appena dietro di me c’era Dario Cataldo in ammiraglia che mi dava borracce d’acqua».
In qualche intervista, papà Alexandre ha detto che i figli (Alexandre jr e Nicolas) vivono il ciclismo nella sua ombra. «Per me in realtà non è un problema – ci dice ancora Nicolas – Mi sento di aver fatto una gran progressione rispetto allo scorso anno. Sono solo fiero di ciò che ha ottenuto mio padre nel corso della sua carriera e so anche che sarebbe difficile raggiungere la metà dei suoi successi, ma sarò felice se potrò anche io avere molte stagioni da professionista con qualche vittoria. Il nome che porto? Mi rende orgoglioso».
Di giovani Vinokourov nel ciclismo, però, ce ne sono due. Alexandre jr è gemello di Nicolas e insieme hanno mosso i primi passi nel mondo delle bici. Due anni nell’UC Monaco e altri due nella formazione development dell’Astana, poi le strade si sono divise perché Nicolas è stato promosso alla World Tour. «A volte mio fratello ha la possibilità di correre con la formazione maggiore, ad esempio all’AlUla Tour eravamo insieme. Come per ogni coppia di gemelli, anche noi abbiamo una connessione speciale: in corsa io do consigli a lui e anche lui ne dà a me. C’è una cosa che nostro padre cerca sempre di insegnarci: credere in se stessi. Devi farlo sin dalla partenza della corsa e se c’è qualcuno più forte di te non ci devi pensare. E io ho imparato: credo molto in me stesso».














