
Una ferita che fa male. Un vuoto che pesa. Un’assenza che macchia la storia e la leggenda della maglia azzurra delle nostre nazionali, sia di quella maschile che di quella femminile. La Squadra per antonomasia, il team che il mondo per tanti anni ci ha invidiato e preso a modello non ha un suo ammiraglio da ormai tre mesi (Daniele Bennati non è più sotto contratto con la Federazione dallo scorso novembre così come non lo è più Paolo Sangalli, tecnico azzurro delle ragazze passato a fine stagione alla Lidl-Trek).
Il presidente Dagnoni, rieletto una ventina di giorni fa al vertice della Federciclismo, ha sempre ripetuto che la scelta dei due tecnici avverrà a conclusione del primo Consiglio federale che dovrebbe tenersi il prossimo 23 febbraio perché – lo ha detto più volte – il ruolo apicale e la figura istituzionale del cittì richiede il coinvolgimento e l’ascolto di tutti. Okay, decisione rispettabile ma – aggiungiamo – decisamente criticabile e non solo per l’assenza di una figura a capo di una carica così importante ma anche per il silenzio assordante che ne è seguito e che tutt’ora, ahinoi, continua a regnare sovrano.
Voci più o meno attendibili danno Elia Viviani quale possibile figura di raccordo (qualora decidesse di appendere la bici al chiodo al termine degli imminenti Europei nel velodromo di Zolder) tra i tecnici della pista e quelli della strada ma anche qui siamo tra le supposizioni e le attese, così come ancora nessuno sa se ci sarà un Bennati bis oppure un bel rimescolamento di carte con nuovi tecnici o vecchi tecnici spostati di ruolo.
Quello che è certo però, e che emerge con nettezza sentendo il parere di alcuni tra i corridori azzurri più rappresentativi del nostro movimento, è la desolazione nel vedere l’Italia senza un commissario tecnico: per il prestigio, per la credibilità e per i valori che la stessa maglia azzurra ha rappresentato e per il ricordo dei suoi grandi commissari tecnici (Alfredo Martini e Franco Ballerini solo per non andare troppo indietro negli anni) che hanno contribuito a rendere grande la storia della nostra nazionale.












