
Nell’arco di qualche stagione, i vivai internazionali hanno smesso di essere una lussuosa eccezione e sono diventati la norma. Preso atto dell’intensificarsi del rapporto tra la Ineos e la Lotto Kern-Haus, le uniche due squadre del World Tour a non essersi ancora mosse in questa direzione sono la Cofidis e la Movistar. Una tendenza, quella delle formazioni di sviluppo, che ha dilagato anche tra le Professional. Che vengano allestite per sperare d’anticipare la concorrenza nella caccia al talento, oppure per racimolare punti nelle gare di secondo piano sfruttando la possibilità di far scendere alcuni corridori dalla squadra principale, il loro fascino è indubbio. Sono ambienti ricchi e ben attrezzati, che giovandosi della luce riflessa del professionismo possono permettersi una preparazione, dei materiali e un calendario di gare assolutamente all’avanguardia. Che non garantiscano l’accesso alla massima categoria e che la maggior parte degli atleti che entra a farne parte non tragga immediato giovamento da una competizione di così alto livello, è un altro discorso lungo e interessante ma che non possiamo approfondire adesso. Eppure, per quanto assurdo possa sembrare, i vivai riservati agli Under 23 potrebbero già appartenere al passato.

La vittoria mondiale di Lorenzo Finn ha portato alla ribalta un’altra realtà che sta prendendo piede sempre di più: quella dei vivai internazionali riservati agli juniores. Il ligure, ad esempio, è stato il primo juniores italiano della storia a scegliere di trasferirsi in una formazione straniera: la Grenke-Auto Eder, facente parte della galassia della Red Bull-BORA-hansgrohe. Ma non si tratta di un caso isolato. Hanno una formazione di juniores anche la Decathlon AG2R e la Groupama-FDJ: le chiamano Under 19, l’età che segna lo spartiacque tra gli juniores e gli Under 23. Ma ce ne sono altre, più o meno ufficiali ma sempre sotto l’egida di una grande formazioni professionistica: la Cannibal-Victorious per quanto riguarda la Bahrain, la Jegg-Skil-Djr Academy da cui attinge la Visma, la Crabbé Toitures-CC Chevigny Junior direttamente collegata alla Lotto Dstny (è il team in cui, fino al 2023, correva Widar).
È uno scenario a cui dovremo abituarci, di nuovo. I dubbi sono leciti. Quanti costi, diretti o indiretti, possono ancora sobbarcarsi le squadre professionistiche, le più ricche delle quali hanno un budget che sfora abbondantemente i cinquanta milioni di euro? Quanto in basso si può scendere nella ricerca del talento? Secondo alcuni tecnici, già intorno ai quindici anni si possono registrare i primi dati abbastanza veritieri sulle qualità di un ragazzo. Il resto ce lo metteranno il destino, l’esperienza e la disciplina, ma un diamante è un diamante seppur grezzo. Si può sindacare, peraltro a ragione, che di diamanti ce ne sono pochi, che troppo spesso viene fatto credere a decine di adolescenti di essere dei predestinati quando in realtà non è così, perché le eccezioni sono rare per natura. Ma questo modo di interpretare e fare ciclismo nel senso più pratico del termine, piaccia o meno, non è più l’eccezione già da un po’.









