Lombardia, tra Remco e Tadej la sfida è aperta. Evenepoel: «So che è imbattibile, ma ci proverò»

Evenepoel
Tadej Pogacar e Remco Evenepoel si scambiano caramelle gommose dietro il palco delle premiazioni del Tour de France (Foto A.S.O./Charly Lopez).
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Quello del Lombardia è un appuntamento da non perdere e non solo perché la corsa è una pietra miliare del calendario, ma perché quest’anno ci sarà un duello molto interessante: quello tra il campione del mondo Tadej Pogacar e il bi-campione olimpico Remco Evenepoel (nella prova in linea e nella cronometro, oltre che maglia iridata in quest’ultima disciplina).

Insomma, pare che gli appuntamenti più prestigiosi – e Il Lombardia rientra tra questi – se li spartiscano loro due, anche se lo sloveno dichiara che il belga sia più forte di lui nelle gare da un giorno. Eppure, a fare i conti, entrambi hanno vinto due Liegi-Bastogne-Liegi ma Pogacar ha vinto anche tre Lombardia.

«Sono un po’ stanco e le batterie si stanno svuotando dopo un anno meraviglioso – ha detto Evenepoel alla Gazzetta dello Sportma ho deciso di mettere tutto me stesso sul Lombardia in questo finale di stagione. Le altre corse le ho fatte soltanto in preparazione a questa grande classica, sapete quanto ci tenga. So che Pogacar è imbattibile, o quasi, ma io ci proverò fino all’ultimo metro».

Parole, tra l’altro, confermate dal direttore sportivo della Soudal-QuickStep Davide Bramati: «L’ho visto bene e molto motivato. Dopo i mondiali poteva dire basta, resto a casa, con tutto quello che ha vinto quest’anno, e invece ha tanta grinta. Vuole provarci».

Ad indurire maggiormente la corsa ci sarà una nuova difficoltà che entra a far parte del percorso del Lombardia da quest’anno: la Colma di Sormano. A 55 chilometri dal traguardo, i corridori saranno sottoposti ad uno sforzo di almeno mezz’ora su una salita di 13 chilometri con pendenze del 13%. Non si passerà però dal Muro di Sormano, tratto che per Evenepoel rievoca i fantasmi del passato: è nell’edizione del 2020 che, in discesa, è caduto da un ponte per una decina di metri mentre pedalava a 85 chilometri orari proprio lì. Nello stesso luogo ci è tornato con la moglie Oumi nel 2023 per chiudere un cerchio. Oumi ha detto di non avere il coraggio di guardare quanto fosse profondo e Remco le ha risposto: «No, puoi guardare. Ero disteso là, in mezzo agli arbusti. Andavo a 85 all’ora in discesa, ero troppo stressato e ho calcolato completamente male la traiettoria della curva a sinistra verso il ponte. Guarda, sul muretto c’è ancora il segno dell’impatto con il mio pedale destro. Ho fatto un salto mortale e sono volato giù. Stare qui non è la cosa più bella per me, ma capisco quanto sono stato fortunato. Questo capitolo si è chiuso».