
Che bello rivedere Ganna sul podio, anche se sul secondo gradino e non sul primo. E che bello vedere un altro corridore azzurro, il neocampione d’Europa Edoardo Affini, salire anch’egli sul podio a suggellare l’ennesima impresa di Remco Evenepoel, ancora una volta campione del mondo.
Che bello vedere i due corazzieri azzurri nel pieno della loro maturità raccogliere questi due risultati così prestigiosi (perché perdere da uno come Remco – lo ha ripetuto giustamente lo stesso Ganna – equivale ad una vittoria): due piazzamenti che proiettano i nostri atleti verso la prossima stagione che già fa capolino annunciandosi piena di appuntamenti e obiettivi importanti.
Eppure, nel vedere un Ganna così ritrovato dopo i giorni difficili e complicati dei Giochi Olimpici di Parigi, il pensiero è tornato sulla corsa europea della nazionale di Bennati e sul quel finale “sgonfio” che avrebbe dovuto consacrare Jonathan Milan campione d’Europa.
Quanto avrebbe fatto comodo al potente velocista friulano (ma anche allo stesso commissario tecnico azzurro), un Ganna come quello visto ieri? Pippo avrebbe potuto aiutare Jonathan ad ottenere il risultato pieno azzardando, magari, quella fucilata che in vista del traguardo avrebbe permesso agli azzurri di stare al coperto lasciando l’onere dell’inseguimento agli avversari. Una azione che Ganna avrebbe potuto fare anche se non ancora al cento per cento della condizione e che non solo avrebbe potuto agevolare la corsa di Milan e degli azzurri ma magari anche la sua che si sarebbe potuta concludere addirittura con un insperato successo (dopotutto Ballan, ultimo corridore azzurro a laurearsi campione del mondo, non sparò la sua cartuccia sapendo che in volata il capitano sarebbe stato Cunego?).
Che bello, dicevamo, vedere quel podio con due atleti azzurri accanto a Remco iridato e che bello rivedere nuovamente Ganna così felice e così sorridente. Ma anche che rammarico, ripensando al desolante finale dello scorso Europeo, non aver costruito per tempo una nazionale che avesse avuto in Ganna, al fianco di Milan, una pedina di riferimento di una squadra (di atleti e di tecnici) che di riferimenti in questo momento non sembra averne molti…












