Sobrero: «Il Tour, Roglic e le ambizioni personali. Vi racconto il mio primo anno in Red Bull»

Sobrero
Matteo Sobrero al Tour de France 2024 (foto: A.S.O./Lopez)
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Forse non era proprio così che Matteo Sobrero si era immaginato il suo primo anno alla Bora-hansgrohe, squadra che da giugno ha cambiato nome aggiungendo Red Bull come main sponsor. Aveva lasciato la Jayco-AlUla sperando di avere più spazio per coltivare le ambizioni personali, ma il «progetto Tour» di Roglic lo ha coinvolto fin dal primo istante, lasciando a lui solo poche occasioni.

«Non nascondo che mi sarebbe piaciuto essere più protagonista – racconta Sobrero – È stato un anno un po’ “sacrificato” per coltivare il sogno maglia gialla, ma non sono deluso. Credo di essere cresciuto dal punto di vista fisico, tattico e mentale. Ho lavorato tanto, anche se i risultati in corsa non si sono visti. Io però mi sento migliorato».

In cosa?

«Sicuramente i numeri mi danno ragione. Riesco ad esprimere più potenza, ho superato i problemi di stomaco e digestione che avevo in passato e in salita i dati sono confortanti. Se un corridore riesce ad aggiungere un tassello ogni anno, i risultati prima o poi arrivano. So già che il prossimo anno parto da una base forte».

L’arrivo di Red Bull ti ha aiutato?

«La differenza ancora non si è percepita perché stanno entrando in squadra gradualmente. Il loro è un investimento a lungo termine e non c’è fretta di portare tutte le loro conoscenze nell’immediato. Prima del Tour de France la squadra era già settata e lanciata, ma il loro lavoro inizia a farsi vedere. Penso che già il prossimo anno capiremo ancora di più».

L’aspetto crono lo continui a curare?

«Continuo ad allenarmi. Ad inizio stagione ho effettuato diversi test che sono stati incoraggianti, ma come dicevo prima non ho potuto mettere su strada tutte le mie qualità. Penso al Tour, per esempio. Nella prima cronometro, giustamente, mi hanno chiesto di non forzare per risparmiare energie in vista delle giornate successive dove ci sarebbe stato da lavorare. All’ultima crono di Nizza ero finito. Ma penso anche al Campionato italiano a cui ho dovuto rinunciare perché ero in altura proprio per preparare la Grande Boucle».

Il Tour non è andato proprio come speravate…

«Direi proprio di no. Era l’obiettivo dell’anno ma la caduta con conseguente ritiro di Roglic ha annullato tutto. Abbiamo provato ad inventarci un’altra corsa, andando in fuga e cercando le vittorie di tappa, ma non siamo riusciti».

È stata la tua prima esperienza alla Boucle, che effetto ti ha fatto?

«Incredibile. Non pensavo che una corsa ciclistica potesse muovere così tante persone, sponsor, pubblico. È qualcosa di enorme ed aver vissuto il “debutto” in Italia penso non abbia paragoni. Siamo anche passati vicino a casa mia in Piemonte, emozione unica. Peccato che l’entusiasmo delle prime tappe non siamo riusciti a portarlo fino a Nizza».

Ti piacerebbe tornare?

«Assolutamente sì, anche se il Giro d’Italia è la gara di casa. Non so ancora quale sarà il calendario della prossima stagione, c’è tempo per pensarci e bisognerà capire anche gli obiettivi dei capitani».

Pensi che Roglic possa ancora vincere il Tour?

«Non sarà facile perché Pogacar ha dimostrato quest’anno di essere quasi imbattibile. Noi, così come le altre squadre, abbiamo però il dovere di crederci: nel ciclismo tutto può succedere. Se si corre solo per il secondo posto, questo sport può considerarsi finito. Primoz alla Vuelta ha dimostrato di essere ancora estremamente competitivo».

Esserti sacrificato per i compagni ha compromesso le tue possibilità di convocazione per i Mondiali?

«Con altri risultati molto probabilmente sarei stato più considerato, ma c’è da dire che sono arrivato a questo finale di stagione davvero senza energie. Dopo il Tour de France non ho più trovato buone sensazioni e l’idea era quella di finire l’anno in Canada. Con la squadra, invece, abbiamo deciso di continuare con qualche classica in Italia come il Gran Piemonte».

E il Lombardia?

«No, non ci sarò. Al via ci sarà Primoz con ambizioni di vittoria, è giusto che al suo fianco ci siano corridori con una condizione migliore».