Bussi, niente record del mondo sui 3 chilometri ma arriva il primato italiano

Bussi
Vittoria Bussi nel Velodromo di Aguascalientes, Messico, segna il nuovo record dell'ora abbattendo il muro dei 50 chilometri (Foto: Tania Marquez).
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Vittoria Bussi non è riuscita a stabilire il nuovo record del mondo sui 3 chilometri, ma da Aguascalientes (Messico) porta a casa il nuovo primato italiano di specialità. La 37enne detentrice del record dell’ora, che con questo risultato chiude la sua carriera, con un lungo post pubblicato sui suoi profili social si è detta comunque orgogliosa del risultato: 3’19”787, quasi 3” peggio del 3’16″937 registrato da Chloe Dygert a Berlino nel 2020, ma più di 6” meglio del precedente record nazionale, il 3’26″836 ottenuto da Martina Alzini nel 2020.

«Difficile in un post descrivere tutto ciò che è stato questo progetto sull’inseguimento individuale» ha scritto Bussi. «Innanzitutto, direi che mi sono regalata, grazie al sostegno della mia squadra, un’opportunità di cui essere grata. È iniziato tutto per gioco, solo una settimana dopo il record dell’ora, con la bizzarra idea di imparare a partire da ferma e raggiungere quasi i 60 km/h in pochi secondi. Mi trasferisco ad Aigle per imparare questo e a maggio, senza aspettative, in un test faccio 3’19”, poi esce anche un 3’18” qualche giorno dopo il matrimonio… Wow! Chi se lo aspettava, mica è scontato a 37 anni e dopo due anni che prepari l’ora. Mi ero detta: “Vitto se scendi sotto i 3’20”, punta al record del mondo (un record del mondo pazzesco!). Punta alla luna per colpire l’aquila, così che se non riesci non sarà un fallimento, ma una prestazione di cui andare fiera”. Non vi racconto i sacrifici a cui mi sono sottoposta perchè adesso fanno ancora male e ho bisogno di tempo per ritenere che ne sia valsa la pena, ma torno a casa con un record italiano di 3’20” ottenuto con la strategia (poco furba) di partire a ritmo record e provare a tenerlo il più a lungo possibile. Ai 2500 m per un attimo ho creduto nella favola di un terzo record del mondo e della bambina che trova riscatto nel salire sul tetto del mondo in una specialità per cui forse non è portata, su cui non si era mai data una possibilità. Poi arriva mister acido lattico e volano i secondi, le gambe non si muovono più. È andata. Finisco la mia carriera così, non sull’apice della gloria, ma con l’amaro in bocca. In fin dei conti, i film a lieto fine sono un pò noiosi, no?
Appenderò il cartello del record italiano sui 3 km accanto ai due record del mondo sull’ora, forse con ancora più orgoglio, per il coraggio, per accettare il dolore, per non aver rimpianti. Spingetevi sempre oltre, anche dove non siete capaci. Ah, il primo giornalista che scrive di “fallimento” me lo mangio, almeno mi sfogo un po’. Grazie team!»