
C’è chi non ha ancora smaltito emotivamente l’arrivo di ieri, della ventesima tappa, in cima al Col de la Couillole. Per la quinta vittoria di Pogacar a questo Tour de France? No. Per la resa di Jonas Vingegaard, che ha combattuto fino all’ultimo in una corsa che fino a un paio di mesi fa sembrava solo un miraggio? No. Non solo. A mettere alla prova tutti i deboli di cuore è stato Romain Bardet che, oltrepassata la linea del traguardo, è scoppiato in lacrime.
Dopo una tappa massacrante che ha concluso poco dopo i migliori, al decimo posto, il beniamino di casa è sceso dalla bici, si è seduto per terra e si è lasciato andare a un pianto liberatorio, con la testa tra le mani. Sopraffatto dall’emozione, lo scalatore della DSM-Firmenich PostNL ha raccontato le sue sensazioni ai microfoni della stampa: «È difficile. Rivedo tutta la mia carriera. Tredici anni della mia vita. Il ciclismo crea dipendenza. Ci facciamo male, prendiamo schiaffi ogni giorno ma poi torniamo sempre» dice Bardet tra i singhiozzi. «Mia moglie mi ha detto stamattina: “Quando oggi si farà dura, pensa a tuo figlio, a noi. È la tua ultima volta, devi dare tutto”. Ecco, ho dato tutto. Ora è finita. È molto emozionante».

Già da diverso tempo si sapeva che questo sarebbe stato il suo ultimo Tour – è stato il francese stesso ad annunciarlo, scegliendo come termine ultimo il prossimo Giro del Delfinato – ma non si è mai abbastanza pronti ad affrontare l’addio alla corsa a tappe più amata e massacrante del mondo. Tanto più se su queste strade hai vinto quattro tappe, sei salito due volte sul podio parigino (2° nel 2016, 3° nel 2017) e sei stato il miglior scalatore nel 2019. E non è tutto.
Il decimo posto di ieri è valso la 33esima Top 10 nelle tappe della Grande Boucle. Romain è quindi il francese più costante e presente del Grande Giro in patria, a pari merito con Bryan Coquard. «Nella tappa di oggi ho cercato di dare tutto, ma mi sentivo come se non avessi più le gambe. Ho dovuto combattere contro la vocina nella mia testa che, insieme al dolore nelle gambe, mi diceva di fermarmi. Ma questa è la storia della mia carriera, in definitiva. Quella di lottare senza mai essere il migliore, ma senza arrendersi mai». Arrendersi mai, neanche di fronte a fenomeni alieni come Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, che ieri lo hanno ripreso e superato al doppio della velocità: «Sono stato fortunato a essere ripreso dai migliori di questo Tour. È stato come vedere un treno che passa e una storia che finisce».
Oggi è un nuovo giorno, nuova tappa e ultima cronometro, ma per Romain Bardet sarà una parata, un omaggio a una carriera che ha lasciato il cuore tra le montagne.












