Tempo di lettura: 2 minuti

Alexis, 30 anni, bretone, si trovava molto vicino all’arco che indicava i due chilometri al traguardo di Soulan Pla d’Adet. Ha raccontato alla polizia che era una bellissima giornata di festa. Almeno fino a quando un cretino che si trovava di fronte a lui, dall’altra parte della strada e con il quale aveva chiacchierato nelle lunghe ore di attesa, ha lanciato volontariamente delle patatine in faccia a Tadej Pogacar. È stato messo in custodia di polizia con l’accusa di violenza aggravata e sarà ascoltato oggi. Prima non si poteva, era completamente ubriaco. 

Il CPA, il sindacato dei corridori, ha annunciato, attraverso il suo presidente, Adam Hansen, che intraprenderà un’azione legale contro l’autore di quel gesto. 

Alexis si è accorto dopo il passaggio dei corridori di aver immortalato quel momento in una serie di foto. “Era con un gruppo di amici molto simpatici, appassionati di ciclismo, come noi. Ci siamo conosciuti bene, abbiamo parlato di tutto, del ciclismo, ma anche di altro“. Sempre secondo Alexis, un gendarme che ha visto la scena è intervenuto subito e lo ha arrestato. Almeno questo.

Fatalità? Escluso. Se lasci che migliaia di persone si possano avvicinare fino a toccare i corridori del Tour, se non metti non diciamo gli alpini dello Zoncolan ma almeno dei nastri di contenimento, delle corde (che erano state promesse), allora è andata alla grande: in fondo Tadej Pogacar è stato colpito soltanto da un sacchetto di patatine, cosa vuoi che sia. E Jonas Vingegaard, nel momento in cui inseguiva la maglia gialla a 30 metri, si è infilato dentro la nuvola rossa di un fumogeno e ha smesso di respirare aria per ingoiare porcherie, cosa vuoi che sia. 

Sei anni fa, quando Vincenzo Nibali fu atterrato dalla cinghietta di una macchina fotografica di uno spettatore che gli stava troppo addosso, sulla salita dell’Alpe d’Huez, Christian Prudhomme lo aspettò in albergo fino a oltre la mezzanotte per porgergli le scuse ufficiali del Tour. Ma intanto la sua corsa era finita, Vincenzo si era fratturato una vertebra e probabilmente perse quel giorno anche la chance di giocarsi il Mondiale di Innsbruck. 

L’account del Tour in queste ore ha rilanciato il video dell’imbecille di turno puntando il dito: un espediente per distogliere l’attenzione su chi non ha vigilato. Cioè il Tour.

Non sono fatalità. Se lasci brade migliaia di persone, che sono sulla salita da giorni, si riempiono di alcol e lo flambano al sole, è ampiamente prevedibile che qualcuno farà una sciocchezza. Ma i corridori sono lì, si possono toccare, ferire, fermare. E non si può soltanto piangere lacrime di coccodrillo quando il danno è fatto.