Ieri la giuria del Tour de France ha applicato alla lettera il regolamento, che prevedeva che nella tappa di Le Lioran scattasse ai -3 la neutralizzazione dei tempi in caso di caduta o incidente meccanico, e ha assegnato a Roglic (scivolato in discesa) lo stesso tempo di Evenepoel, giunto al traguardo 30” prima dello sloveno. A proposito di questo, Luca Neri si è chiesto e vi ha chiesto se è giusto, secondo voi, azzerare i distacchi (in caso di incidente o guasto meccanico) a ridosso della linea del traguardo. Aspettando il vostro parere, abbiamo chiesto a Sacha Modolo, ex velocista vincitore di due tappe al Giro d’Italia, la sua opinione sull’applicazione della neutralizzazione in tappe come quella di ieri e in generale su come si potrebbe migliorare questa regola per una maggiore sicurezza in gruppo.
Sacha, partiamo dall’episodio di Le Lioran: giusto dare a Roglic il tempo di Evenepoel?
«Giusto a norma di regolamento, ma personalmente non sono d’accordo. La capacità di guidare il mezzo in discesa è una caratteristica che puoi avere o non avere, le discese fanno parte del gioco e quindi è giusto che chi ha un deficit in questo fondamentale possa perdere qualche secondo. Le corse da sempre si vincono e si perdono anche in discesa: pensiamo a Savoldelli, che così ha vinto due Giri. Scivolare e perdere terreno può capitare, la discesa di ieri non era particolarmente pericolosa».
In caso di discese bagnate, a volte, vediamo una neutralizzazione totale.
«Ed è giusto così, ma non è il caso di ieri. La verità è che i rischi ci sono sempre stati e fanno parte di questo sport, forse molti se ne rendono conto solo adesso perché purtroppo recentemente abbiamo avuto delle tragiche fatalità, ma è sempre stato così. A volte magari non si riflette sul fatto che scendere a 80 km/h su una discesa che non si conosce non è normale, ma un corridore quando si mette in strada conosce i pericoli a cui va incontro. Parliamoci chiaro: eliminare completamente il rischio è impensabile, a meno che uno non riesca a mettere gommoni gonfiabili ai lati delle discese per chilometri e chilometri. Il ciclismo è anche questo e va accettato, altrimenti è come fare pugilato e pretendere di non prendere pugni».
Per quanto riguarda invece le tappe di volata, ti convince l’idea di anticipare la neutralizzazione ai -5?
«No, credo che non sia un modo di risolvere il problema, ma solo di spostarlo: se porti la neutralizzazione ai -10 i corridori cadranno ai -11 e ai -12, i pericoli ci saranno lo stesso perché tutti vorranno comunque stare nelle prime posizioni. Una soluzione sarebbe forse mettere una neutralizzazione totale, prendendo i tempi ai -3 o ai -5 e lasciando poi andare a tutta solo chi vuole giocarsi la volata. Ma così vedresti uno sprint di un gruppo di soli 20 corridori, non un bello spettacolo. La verità è che, come sempre, la differenza la fanno i corridori».
In che senso?
«Oggi tutti gli uomini di classifica vogliono correre davanti nei finali in pianura, ma non è sempre stato così. Negli anni ‘90 si mettevano tutti in coda al gruppo e lasciavano davanti le squadre dei velocisti, c’era molto meno stress e se un uomo di classifica prendeva un buco lo prendevano tutti. Ma poi le cose sono cambiate, i direttori sportivi consigliano sempre di rimanere davanti negli ultimi chilometri e lo stress è aumentato a dismisura. Mi ricordo la tappa che ho vinto a Jesolo al Giro 2015: pioveva e c’era un gran nervosismo, Contador è caduto subito prima del cartello dei -3 e Aru ha preso la maglia rosa. Cose del genere possono succedere, basterebbe organizzarsi un po’ meglio ma chiaramente non puoi obbligare gli uomini di classifica a farsi da parte».
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