Tour de France, Cavendish più di Merckx: «Non ci credo, ho fatto qualcosa di unico»

La 35ª vittoria di Cavendish (Foto ASO)
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Non ce n’è per nessuno. Mark Cavendish aveva deciso che il giorno sarebbe stato oggi, con la moglie Peta e i figli ad aspettarlo sul traguardo, e così è stato: non ha avuto paura di niente, ha rischiato tutto. Michael Morkov lo ha lasciato al momento perfetto e Cav ha fatto a spallate con Gaviria e con Philipsen, ha preso la ruota di Ackermann e ha fatto una volata clamorosa per entrare nella storia. A 39 anni. Questa è la trentacinquesima vittoria di tappa al Tour de France per il fuoriclasse dell’Isola di Man, contro le trentaquattro di Eddy Merckx, il monumento del ciclismo. Cav aveva raggiunto Merckx nel 2021 e lo scorso anno, in quello che doveva essere il suo ultimo Tour, non era riuscito ad arrivare a 35 perché era caduto e si era dovuto ritirare in lacrime.

Poi l’idea dell’Astana e di Vinokourov di far continuare ancora Cavendish proprio con questo obiettivo. «È stata una grande scommessa», dice ora Cav mentre il manager del team gli salta addosso e lo bacia. «Sono incredulo. Abbiamo dimostrato che sappiamo cos’è il Tour de France. Abbiamo fatto esattamente quello che volevamo fare. Abbiamo costruito la squadra, scelto l’attrezzature. Era oggi la giornata sulla quale avevamo puntato». Cav aveva sofferto le pene dell’inferno durante la prima tappa: un colpo di calore, le prime salite, aveva vomitato a lungo e combattuto contro il tempo massimo. Poi nelle tappe successive aveva fatto gruppetto e si era saggiamente risparmiato. Quindi il capolavoro. «Il Tour è qualcosa di unico, io so cosa significa, come lo sa Vino. Nella prima tappa ho sofferto, ma dopo 15 Tour de France so come ci si prepara. Non mi piace soffrire così, sono stato davvero male, ma sapevo che avrei avuto un’opportunità, che sarebbe potuta finire così. La forza mentale è importante quando fisicamente, con l’età, non sei più così forte. Ma oggi è davvero qualcosa di unico».

Il primo ad andarsi a complimentare con Cavendish è stato Jasper Philipsen, poi sono arrivati tutti in processione: il suo amico Geraint Thomas, che l’anno scorso a Roma lo aveva aiutato a prendersi l’ultima tappa del Giro, e poi la maglia gialla Tadej Pogacar. Cav non ha perso l’occasione di rispondere ai complimenti dello sloveno: «Adesso però non battere tu il mio record», ha scherzato Cavendish.

Molto commossi tutti i suoi compagni. Davide Ballerini non nasconde di aver versato qualche lacrima. «Mark è un grande capitano, siamo contenti di far parte di questa storia. Ho pianto, lo ammetto».

Una storia bellissima, cominciata sedici anni fa: era il 9 luglio 2008 quando il giovane Cav ottenne la sua prima vittoria al Tour.