Belletta: «Volevo piangere, ho forato sul Carrefour e il cambio ruote non mi ha visto»

Belletta
Dario Igor Belletta in testa ad un gruppetto della Visma (foto: Jumbo-Visma)
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Alle nove atterrerà a Malpensa e in venti minuti sarà a casa, ma difficilmente la delusione e la frustrazione se ne saranno già andate. Dario Igor Belletta si stava giocando il successo alla Parigi-Roubaix Espoirs, quando un problema meccanico lo ha costretto a fermarsi.

«Davanti eravamo una dozzina – racconta – Io sapevo che il Carrefour de l’Arbre era il settore peggiore per difficoltà, stanchezza accumulata e condizioni del pavé. Fatto sta che appena l’ho imboccato ho forato. Una foratura più simile ad un’esplosione, infatti sono stato bravo a non perdere il controllo della bicicletta, perché se fossi caduto mi sarei fatto male».

Fino a quel punto la sua gara era stata ottima: sempre nelle prime posizioni del gruppo, facendo fruttare l’esperienza dello scorso anno (chiuse all’undicesimo posto una gara bagnata, quest’anno invece le insidie principali erano polvere e vento).

«Per non cadere – prosegue – mi sono appoggiato ad alcuni tifosi. Per prima cosa ho sperato che ci fosse un meccanico della squadra con una ruota di scorta. Poi, quando mi sono ricordato che i meccanici si posizionano subito dopo il settore, mi è venuta in mente la pazza idea di mettermi a correre, ma per fortuna ho subito desistito, mi avrebbero preso per pazzo. A quel punto mi sono detto: si fermerà il cambio ruote neutro. Macché, forse credevano che fossi caduto e in sostanza ha tirato dritto».

Tra il primo e il secondo gruppo ci sono alcuni minuti. Belletta, in piedi e con la ruota sganciata in mano, ne aspetta almeno cinque o sei. Un tifoso, per compassione, gli chiede se vuole rifocillarsi e mettersi a sedere.

«Mi veniva da piangere. Mi sentivo solo e soprattutto impotente, avrei voluto spaccare il mondo e al contrario mi ritrovavo disarcionato sul ciglio della strada ad aspettare che arrivasse qualcuno. Nonostante il divario tra i due gruppi le ammiraglie erano lontane, forse non c’era stato modo di farle passare. Quando è arrivata, di comune accordo, mi sono fatto caricare. Ormai era inutile insistere, dove potevo andare? È un ritiro che brucerà ancora a lungo, ma la Roubaix è questa: ti fa sentire minuscolo, se vuole, è troppo più grande di qualsiasi corridore».

Belletta non va per il sottile: di anno in anno il bagaglio d’esperienze cresce, ma quello che poi serve è la fortuna.

«Anzi – puntualizza – per vincere la Roubaix non bisogna necessariamente essere fortunati: basta non essere sfortunati. Io, purtroppo, lo sono stato e non ci posso fare molto. Spero soltanto, quando tornerò tra un anno, di vivere una giornata un po’ più felice».