Parigi-Roubaix, Pozzato: «Van der Poel non è infallibile, occhio alla Lidl-Trek»

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Filippo Pozzato ai Mondiali in una foto d'archivio
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Solo chi ha corso la Parigi-Roubaix può parlarne con cognizione di causa. Ecco perché abbiamo fatto due chiacchiere con Filippo Pozzato, che non solo l’ha corsa, ma anche provato l’ebbrezza del podio, quando nel 2009 arrivò secondo dietro a Tom Boonen. Quest’anno Mathieu van der Poel parte come favorito numero uno, ma secondo Pozzato ci sono altri corridori che è bene tenere d’occhio. Anche perché la condizione del campione del mondo non sembra ancora al suo massimo livello…

Pozzato, l’incidente alla Dwars door Vlaanderen ha infranto il sogno di assistere all’ennesimo grande duello tra Wout van Aert e Mathieu van der Poel, anche se non è detto che sia quest’ultimo il capitano: se fosse Philipsen come alla Sanremo? Che ne pensi delle dinamiche in casa Alpecin-Deceuninck?

«Penso che solo lo staff conosca la risposta, ma secondo me hanno cambiato il programma di Philipsen poco prima del Fiandre per avere un uomo in più a sostegno di van der Poel — e hanno fatto bene. Sicuramente Philipsen proverà a fare qualcosa di buono, soprattutto se intende rimanere in quel team, ma anche questo è tutto da vedere, ci sono molte voci diverse a riguardo. L’Alpecin si è dimostrata una grandissima squadra, molto innovativa perché con poco budget riesce a fare tanto. Mi ricorda un po’ quello che avveniva alla Quick-Step qualche anno fa».

Che cosa manca alla creatura di Lefevere per tornare a essere determinante?

«Patrick è stato il più bravo in quello che ha fatto, è chiaro che è difficile restare sulla cresta dell’onda per trent’anni. È normale che cominci a perdere qualcosa, complice anche l’arrivo di avversari più forti — che tra l’altro hanno verosimilmente imparato da lui. Non so se gli manca qualcosa o se semplicemente sono diventati più bravi gli altri. Lui è sempre stato bravo ad adattarsi ai cambiamenti nel ciclismo e questa era la sua arma vincente, adesso però c’è molta più concorrenza, vediamo se riuscirà a rimettersi in gioco una volta di più».

Quindi credi che il suo atteggiamento, soprattutto nei confronti dei suoi campioni di punta, non influisca sul rendimento dei corridori?

«Può essere, ma va detto che è sempre stato così. La sua gestione è sempre stata questa e i risultati negli anni gli hanno dato ragione. Può essere la sua forza e il suo limite contemporaneamente. Non lo darei già per bruciato solo perché il 2024 è iniziato male. Forse non ha una squadra all’altezza degli altri anni e questo può innervosirlo, ma ha comunque un campione come Evenepoel che fa risultati importanti».

Veniamo agli italiani. Come vedi Alberto Bettiol?

«È un corridore che va forte e che ha un gran motore. Il suo unico limite è che per vincere deve riuscire ad andare via da solo e non è facile in un ciclismo come quello di oggi, dove lo spunto veloce è fondamentale. Alla fine almeno il 70% delle gare finisce in volata, è una qualità necessaria ormai. Se non sei veloce è difficile staccare tutti, a meno che non ti chiami van der Poel».

È sempre Mathieu l’uomo da battere?

«Penso di sì, anche se ti dirò: al Fiandre non l’ho visto benissimo. Ha corso in maniera molto intelligente, usando al meglio la squadra, ma non l’ho visto brillante come alla Sanremo dell’anno scorso. È arrivato stravolto. Vedo molto bene Pedersen, invece».

Nonostante la caduta?

«È un peccato che sia caduto, alla Gand Wevelgem era andato veramente forte. È riuscito a sfilare di ruota due volte van der Poel e anche domenica al Fiandre ha dato spettacolo, pur correndo tatticamente malissimo».

Ha però una spalla validissima, Jonathan Milan.

«Al Fiandre non l’ho visto granché bene, e mi è dispiaciuto perché a me Jonathan piace tantissimo e ho aspettative molto alte nei suoi confronti. Anche per Milan la Roubaix potrebbe essere fattibile: non c’è dislivello e ci vuole forza, qualità che non gli manca di certo. E soprattutto è veloce, arrivare davanti con lui è pericoloso. Credo che la Lidl-Trek correrà una bellissima Roubaix».

Per chiudere il discorso “tricolore”: Filippo Ganna ha scelto quest’anno di concentrarsi su un’altra Parigi, quella olimpica. Pozzato, è giusta la decisione di saltare la Roubaix?

«Ha moltissime probabilità di prendere medaglie in pista, sarebbe impensabile non andare alle Olimpiadi considerando la specializzazione che hanno raggiunto. E può pensare di fare qualcosa anche su strada. Sinceramente non capisco tutte le critiche che ha ricevuto: si dovrebbe smettere di vedere problemi dove non ci sono e pensare a godersi i talenti che abbiamo».